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Sport

Da Baggio a Gabigol, un Sos per il calcio

Riccardo Signori
20 febbraio 2017

Gabriel Barbosa

Ci sarà pur qualche segno del divin calcistico? Chissà! Un sabato festeggi i 50 anni del Baggio che fu divin Codino e il giorno dopo il campionato accoglie la prima rete di Gabriel Barbosa, pomposamente soprannominato Gabigol. Storie di Inter che si intrecciano, penserà qualcuno. Allora c’è di peggio. O di meglio: a Bologna, venti anni fa, Ronaldo, quello acclamato come Fenomeno, segnò il  primo gol in nerazzurro e nessuno, fino allora, si era domandato quanto valesse. Stavolta , a ancora Bologna, è toccato a Gabigol e tutti se lo domandano.
Citiamo Roberto Baggio e Ronaldo e siam sicuri di parlare di grande calcio, di campioni che ci hanno fatto sognare e divertire.
Tanto per restare in tema: Arthur Antunes Coimbra, detto Zico, è tornato a Udine per una domenica. E a quei tifosi, che oggi esultano per Gabigol e magari Lapadula, non resta che dire: non sapete cosa vi siete persi!
Lo scrissero i suiveurs del Napoli su uno striscione appeso alle porte del cimitero, appena vinto lo scudetto con Maradona: una dedica ai loro cari. Una genialata da fuoriclasse della fantasia. Zico e Maradona giocarono solo un anno, in contemporanea, nel nostro campionato: uno a Udine e l’altro appena arrivato a Napoli. Il loro calcio era arte pura. Ronaldo è venuto dopo, ma lui come Roberto Baggio o Kakà hanno spolverato la bellezza del toccar palla con i piedi.
Ecco perché la rete di Gabigol, che ha permesso all’Inter di vincere l’ennesima partita, resa difficile da croniche debolezze, va interpretata. E così quel passare dall’emozione provocata da Roberto Baggio in visita ai terremotati nel giorno del compleanno, con tanto di dediche, lacrime, sorrisi e speranze,  all’esaltazione per la rete facile, facile di Gabriel Barbosa. Baggio fu un regalo di Massimo Moratti all’Inter, Gabigol un’idea di Marco Tronchetti Provera per l’Inter e per gli affari in Brasile.

Roberto Baggio

Indubbiamente aveva pescato meglio Moratti, anche se il popolo nerazzurro è sempre stato diviso: Baggio piaceva ma non abbastanza, gli allenatori non lo hanno mai supportato, semmai sopportato. Troppo bravo lui, con un calcio fatto di seta, e troppo mediocri loro nel restare agganciati a moduli, schemi, a prigionie mentali. Poi, certo, Baggio non era proprio il simpaticone di adesso quando si trattava di mettere a punto idee sue e volontà dello stare in campo:si faceva rispettare.
Ma era Baggio e, come tutti grandi giocatori, andava lasciato libero anche nelle bizze sul campo. Moratti ha raccontato di aver visto solo Mircea Lucescu, fra gli allenatori da lui stipendiati, realmente entusiasta del divin Codino. Gli altri abbozzavano. E così altri che si sono misurati con la bravura da fuori quota di Baggio. Arrigo Sacchi compreso.
Ecco perché vien da ammutolire pensando che un golletto di Gabigol  ha scatenato tifo ed entusiasmo. Tronchetti Provera lo ha eletto, appena arrivato in Italia, a erede di Ronaldo. Non è stata una grande pensata e neppure un favore al poveretto.
E oggi che Barbosa è riuscito, finalmente, a mandare a punto se stesso e l’Inter, cosa pensare? Ci starebbe un pizzico di autocommiserazione. Gabriel ha 20 anni, d’accordo, ma è costato 30 milioni: una cifra da capogiro. Siam passati dal Baggio che valeva un patrimonio ma, in fondo,non costava così tanto, a un giocattolino calcistico che, con il divin codino, ha in comune la “B” del cognome e con Ronaldo la nazionalità brasiliana.
Per il vero,  Zico ha garantito che Gabigol ci sa fare in fase realizzativa. Avrà pur ragione, ma nel paese che ha visto Zico e Maradona, Ronaldo e Kakà, Ronaldinho, Platini, Zidane e la lista non si ferma più, cosa ci sta a fare Gabriel Barbosa?
E, soprattutto, perché mai gli interisti si esaltano così tanto? Sono obnubilati o le giovani leve capiscono poco di pallone? Sarebbe un peccato se davanti a tanta spacconeria mondiale, avessimo perso una delle nostre migliori qualità: intenditori autentici di calcio.


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