Letteratura

Da discobolo ad aspirante premio Nobel. Storia di Ernest e della sua mamma

staff
19 giugno 2011


L’estate di Isbn edizioni si apre con una commedia al peperoncino. Ernest van der Kwast, classe 1981, con il suo “Mama Tandoori” ci propone un gustoso spaccato di vita familiare. Con grande autoironia, affetto divertito e – si spera – una buona dose di esagerazione, il romanzo si muove agilmente tra autobiografia e fiction raccontando le avventure tragicomiche di una famiglia multietnica e variopinta. Tre figli, tra cui l’autore stesso (il terzo maschio, una sciagura divina!), un padre medico ricercatore che “se la sarebbe cavata meglio come ratto di Delhi”, la nonna Voorst che crede che suo marito sia un corvo, lo zio Sharama, noto attore di Bollywood, lo zio Herbert, la pecora nera dell’opaca famiglia van der Kwast, sono tutti alle prese con lei, la vulcanica e autoritaria Mama Tandoori. Dopo una vita di stenti e fame in India, mamma Veena arriva ad Amsterdam nel 1969 con due valigie piene di gioielli e speranze; con la sua intraprendenza e la sua incredibile faccia tosta riuscirà a costruirsi una famiglia e una vita perfetta – o quasi -, ma sempre tenendo il suo famoso mattarello in mano: “in un’altra vita credo fosse stata un dittatore, un despota citato nei libri di storia. Adesso però era la mia mamma indiana”.

 

Il libro ci è piaciuto e abbiamo pensato di scambiare due chiacchiere con l’autore al Bollywood party organizzato da Isbn in occasione dell’uscita italiana.
Arriviamo in ritardo, ma solo un po’. Ernest è in piedi e legge il suo romanzo in un angolo del cortile adibito a Bangalore, tutt’attorno le ragazze della casa editrice con il tilaka in fronte. Racconta della sua infanzia e del rapporto fra i suoi genitori, ricordi dolci, momenti indimenticabili. Come quella volta (o meglio, come quelle molte volte) in cui suo padre, di nascosto, seduto sulla tazza del water, cercava di leggere articoli scientifici sul tumore alla prostata mentre sua madre tentava di abbattere la porta del bagno: il lavoro non si porta in famiglia. Si fanno previsioni su quante persone con problemi di prostata abbia potuto sterminare la madre di Ernest a seguito delle sue politiche familiari.
A reading concluso, aperitivo indiano (e spritz). Tra un boccone e l’altro ne approfittiamo per fare qualche domanda ad Ernest:

 

Da atleta ( lanciatore del disco) sei passato a romanziere di successo; insomma, un bel cambiamento. Come sei diventato uno scrittore?
Diciamo che non facevo faville come atleta: più che altro ho sempre letto libri sull’atletica leggera e l’ho sempre ritenuta un hobby… Dopotutto sono metà olandese e metà indiano, e l’India, come ben si sa, non ha una grande tradizione sportiva, tranne che per l’hokey su prato o il criket. Ho pensato: mah…certo che così non avrò chissà quale grande successo, non potrò mai vincere una medaglia olimpica! Forse è meglio provare con qualcosa di diverso…

 

É allora che ti sei dato alla scrittura? Tua madre, dopo che ha scoperto che avresti abbandonato gli studi di economia per dedicarti esclusivamente ai libri, mi pare abbia bruciato una busta dell’immondizia per scacciare lo spirito maligno che ti possedeva. Adesso continua a pensarla così?
No certo, anzi credo che ormai sia fiera di me. Sono ancora molto giovane ma ho già ricevuto alcuni premi in Olanda e… per il Nobel c’è tempo! In effetti non l’ha ancora vinto nessun olandese e, chissà, potrei essere il primo (direi che questo la renderebbe molto felice)!

 

All’interno del libro citi spesso grandi della letteratura, come Vladimir Nabokov, Joseph Roth, Antoine de Saint-Exupéry. Quali sono stati i libri che hanno maggiormente contribuito alla tua crescita come scrittore?
Per ora sto leggendo molto James Salter; è un americano le cui opere sono incredibili, lo ritengo davvero il miglior scrittore al mondo. Trovo magnifico anche Paustovskij, con la sua leggerezza.

 

Passiamo poi a parlare di cucina indiana: non neghiamo che certe quantità di peperoncino ci mettano in difficoltà, ma siamo curiosi. Dopotutto, nonostante il suo temibile mattarello, Mama Tandoori vanta delle doti culinarie non indifferenti. Infine, ci salutiamo dandoci appuntamento a Stoccolma, con tanti in bocca al lupo per il Nobel!

 

Virginia Grassi e Giulio Passerini


“Mama Tandoori” di Ernest van der Kwast, Isbn edizioni, traduzione di Alessandra Liberati, pp. 288.


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