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Dagli ecosistemi in bottiglia ai giardini spaziali

staff
27 luglio 2013

Malgrado l’isolamento dall’ambiente esterno, esiste la possibilità che un giardino in bottiglia possa ricreare uno speciale ecosistema che non richieda alcun tipo di manutenzione.

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Il primo giardino in bottiglia venne piantato nel 1960 da David Latimer e, dopo essere stato sigillato ermeticamente nell’anno 1972, ha continuato a crescere e rigenerarsi per oltre 40 anni entro i limiti dello spazio concesso.
Grazie all’assorbimento della luce e alla fotosintesi clorofilliana, le piante producono autonomamente l’energia di cui necessitano per la loro crescita. La fotosintesi crea ossigeno e immette umidità nell’aria. L’energia solare è fondamentale per la sopravvivenza dell’habitat: qualsiasi altro nutriente è riciclato all’interno, durante il processo. L’acqua, ricavata dalle radici, dopo esser stata rilasciata nell’aria durante la fase di traspirazione, si condensa verso il terreno, permettendo al ciclo di ricominciare.
Il singolare processo di autorigenerazione cellulare è il motivo per cui la NASA ha manifestato un grandissimo interesse per i microcosmi botanici, quali ottima fonte di energia nello spazio. Utilizzando l’energia grazie alla quale le piante sfruttano gli inquinanti dell’atmosfera, si potrebbe depurare l’aria e rendere autosufficiente una stazione spaziale.

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Per ricreare il micro-sistema di un giardino in bottiglia è necessario procurarsi un contenitore di vetro, possibilmente dotato di un largo collo per permettere l’accesso e la sistemazione più agevolmente. In principio si inserisce uno strato di sabbia nel vaso, coprendolo poi con il compost, in modo tale da ospitare le radici della pianta.

Il compost è un prodotto fertilizzante che si ottiene dalla decomposizione naturale di sostanze organiche: accumulando una serie di rifiuti vegetali organici in un composer (contenitore), si ottiene il compost adatto al giardinaggio e all’agricoltura. I rifiuti organici adatti per il compostaggio sono: residui di verdura, bucce di frutta, fondi di tè e caffè per quanto riguarda gli scarti umidi; fiori appassiti, rami di potatura, foglie secche, erba tagliata e segatura per quanto riguarda invece quelli secchi. Non sono invece indicati gli avanzi di cibi cotti e di origine animale che potrebbero nascondere insetti al loro interno. E’ possibile spostare delicatamente con le pinze da cucina ogni pianta, che deve essere di piccole dimensioni, e aggiungere in seguito uno strato di ghiaia di buona qualità per tenere il compost in basso. Dopo averlo annaffiato con cura, il giardino vive e si rinvigorisce se sistemato in un luogo fresco e illuminato dal sole.

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Lucia Marelli


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