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Dalla festa patronale al mercato di frutta: la passerella cambia

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6 ottobre 2011


Apro Vanity Fair di questa settimana con Katy Perry in rosso fuoco sulla copertina e ci trovo la pubblicità di Chanel: una ragazza dai capelli neri scompigliati, con una camicia bianca che non si vede neanche, poco trucco sul viso e una scritta sulla fronte: IL N’Y A PAS DE MODE SI ELLE NE DESCEND PAS DANS LA RUE! (NON C’E’ MODA SE ESSA NON SCENDE PER STRADA). Effettivamente è così. L’affermazione ha il sapore della banale genialità. Se la moda non scende per strada, non è moda! E infatti si avverte nelle ultime collezioni la tendenza alla normalizzazione e al ritorno alla “portabilità” dei capi. Le collezioni si fanno sempre più mettibili. Sempre più adatte alla donna reale, alla donna orgogliosa della sua consistenza. Le sfilate nelle quali gli abiti degli stilisti si materializzano rappresentano per ogni donna un sogno utopico, per la maggior parte di noi si tratta di abiti lontani dalla nostra realtà e soprattutto da nostri portafogli. Ecco allora che invece si inizia ad avvertire finalmente una controtendenza che rinvia alla quotidianità, all’esaltazione delle verità. La maison Dolce e Gabbana, malgrado non sia mai stata tra le mie predilette, ha messo in scena nella cornice milanese uno show che mi ha decisamente colpita positivamente. La scenografia della passerella era composta dalle tipiche illuminazioni che solo noi meridionali conosciamo, quelle che vediamo a Bari in onore di San Nicola, quelle che illuminano il mio paesino di provincia nel Settembre della festa del Crocifisso. Esattamente le stesse! Gli stilisti siciliani, d’altronde, non hanno nulla da invidiare a noi baresi in materia di tradizioni e di festeggiamenti cittadini. Guardare la loro sfilata è stato come immaginare veramente le donne del mio paese scendere in piazza con quei vestiti addosso. E la situazione non mi sembrava per nulla surreale. Altra chicca che rimanda alla vita reale? La sfilata di Moschino che, con la sua linea Cheap and Chic, si distingue da sempre per l’ironia e la positività che si ravvede nei sorrisi delle modelle, del loro modo giocoso di solcare la passerella, negli inni alla vita stampati su t-shirt e maglioncini. Quest’anno il loro catwalk era allusivamente pieno di cassette di frutta. Si era al mercato, quello del lunedì, e per le vie del mio paese c’erano decine di ragazzine con ampi abiti colorati, non foulard legati in testa per riuscire a sopportar meglio il caldo, con al braccio le loro borse di paglia. Anche questa situazione, immaginata nella mia mente, non aveva alcuna nota stonata.
Cosa vorrà dire questo nuovo modo di concepire il fashion show? Voi stilisti non ci starete mica dicendo che la vostra ispirazione nasce dalla realtà e dalle donne di tutti i giorni? E allora fatelo fino in fondo… date un taglio alle modelle straniere dall’aspetto androgino. Voi stilisti italiani, amanti della cassata e del piatto di pasta, delle feste patronali e dei mercati di frutta e verdura, non rappresentate la vita solo come finzione scenica, mettetela in atto realmente, facendo salire sul palco donne vere, donne italiane. Belle donne.

 

St.efania