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Dall’Italia al Bangladesh: il Microcredito

Marco Pupeschi
6 dicembre 2013

Forse non tutti sanno che il Microcredito nasce in Italia nel XV secolo, con i Monti di Pietà. Questo strumento finanziario torna prepotentemente a far palare di sé grazie ad alcune sorprendenti innovazioni apportate da Muhammad Yunus, fondatore della Grameen Bank nel 1976. Durante la terribile carestia che colpì il Bangladesh nel 1974 Yunus ebbe l’idea di fornire piccoli prestiti solo a gruppi di cinque donne.

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I tassi di interesse erano talvolta superiori a quelli applicati dagli usurai, ma almeno i gruppi potevano fabbricare piccoli oggetti e venderli. Nel gruppo ogni donna era responsabile dell’altra: infatti al gruppo sarebbe stato negato ulteriore credito qualora la situazione finanziaria di uno dei suoi membri fosse divenuta inaffidabile; ciò creava incentivi economici alla responsabilità di gruppo, aumentando l’efficacia economico-finanziaria dell’intervento della Banca.

Per Yunus concedere prestiti ad un’ampia fascia di popolazione socio-economicamente svantaggiata poteva frenare la continua crescita della povertà rurale in Bangladesh.

Ma perché le donne? L’idea era che le donne rispetto agli uomini hanno maggiormente a cuore l’economia familiare, ovvero il futuro dei figli; oltre ad una maggiore capacità di tessere una rete di contatti e reciproco sostegno. In effetti i microprestiti sottoscritti con gli uomini finivano sperperati in alcool e scommesse.

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Nel 2006 Yunus ricevette il Premio Nobel per la Pace. Nello stesso anno la Grameen Bank contava 17’336 dipendenti a fronte di 6.39 milioni di clienti, il 96% dei quali erano donne. Queste clienti “indigenti” detenevano il 94% del capitale della Grameen Bank, mentre il restante 6% era del Governo del Bangladesh. Il tasso di rimborso dei prestiti era del 98.45%.

Con buona pace di chi, come il sottoscritto, scuote la testa quando sente parlare di Quote Rosa.

Marco Pupeschi


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