Sport

Dall’Uomo Ragno a Paperumma

Riccardo Signori
3 aprile 2017

Quelli di Topolino, certo il fumetto, non potevano chiedere di più e di meglio. Si inventano Paperumma per un numero dedicato a Gigio Donnarumma e quello, nemmeno avesse pensato più al lancio pubblicitario che alla porta del Milan, mette in crisi la squadra con un paperone da libro dei ricordi. Fra qualche anno Gigio andrà a risfogliare la storia di questa giornata di campionato e magari sorriderà. Salvo non insistere con il vizietto. Errare è umano, perseverare  è diabolico: e, in questo caso, il Milan, Diavolo per natura, è la casa ideale.

Ci saranno rimasti male anche i due topo-reporter, baby giornalisti di 6 e 11 anni, che si sono occupati del nuovo eroe? Probabilmente sì, i bambini non pensano ancora al business. Ma vogliono solo Supereroi: questo, per esempio, con becco giallo, maglia verde, guanti lilla. Molto meno avvilito l’editore.

Donnarumma ha promesso di non farsi abbattere dal triste incontro ravvicinato (con la papera), del resto l’errore di un portiere riesuma sempre quello di diversi numeri uno famosi: Gigi Buffon potrebbe raccontare, ma prima di lui molti altri. Mettiamoci anche Ricky Albertosi e Giuliano Sarti per merito di fama. Albertosi rovinò una partita e una coppa del Milan, Sarti uno scudetto dell’Inter. Poi ogni papera ha una storia, talvolta nemmeno tanto chiara.

Ma il bello (o forse no) di Donnarumma si aggrappa ad un’altra considerazione: con il suo Paperumma, già famoso prima di nascere e ormai lanciato nella storia, ha ribaltato l’immagine collettiva del portiere.  Non certo in meglio. Siamo sempre stati abituati a pensare al numero uno come all’Uomo Ragno: Walter Zenga si è cucita addosso l’etichetta, non se n’è staccato mai, la maglia come un costume, l’interpretazione condita di originalità e personalità. Ma in tempi più lontani parlavano del Ragno nero: ecco Fabio Cudicini, lunghissimo portiere, prima alla Roma poi risorto al Milan. E che dire di Lev Yashin, numero uno di quella che, allora, si chiamava Unione Sovietica, campione d’Europa e campione olimpico, mitico nel suo modo di parare e nel maglione nero, uno dei più grandi portieri della storia calcistica e il solo ad aver vinto il pallone d’oro (1963): quell’anno davanti a Gianni Rivera.

L’immagine del ragno, che ovunque arriva con le lunghe braccia, agevolato da un’altezza sterminata, è sempre stata avvolta nel mito. Diciamo pure che la raffigurazione è stata aiutata dalla necessità di indossare la maglia di un colore unico: non come oggi che si può variare.  Però l’idea  del Ragno nero ha sempre accompagnato i portieri di successo, da qui trasformata in Uomo Ragno per l’interpretazione di Zenga e di quelli che hanno vestito il multicolore.

Ora siamo passati dall’Uomo Ragno a Paperumma e non è un bel colpo per la categoria dei portieri di calcio. Donnarumma non ha fatto un favore alla leggenda. Peccato, perché era già stato individuato come futuro Uomo Ragno: quelle lunghe braccia  e quell’altezza spropositata, che occupano tutta la porta e mettono in tensione gli avversari al momento del tiro, fanno parte del bagaglio che fu dei Ragni neri e dell’Uomo Ragno. Invece la papera fa ridere e sorridere, non certo paura. Donnarumma si è adeguato al suo fumetto. Speriamo torni presto nella realtà. Magari, per cominciare, indossi una maglia nera.


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