Fotografia

David Bailey e la Swinging London

Alberto Pelucco
4 marzo 2015

BAILEY STARDUST

Con 300 dei suoi migliori scatti David Bailey, fotografo londinese in mostra al PAC di Milano fino al 2 giugno, ci riporta in quella “Swinging London” che siglò una tappa importante nella storia culturale dell’uomo.

Terminata la seconda guerra mondiale, la Londra degli anni Sessanta fu infatti invasa da un entusiasmo incontrollato per la vita mondana, che trovava una valvola di sfogo in nuove forme d’arte, musica e soprattutto fotografia. Ragazzi e ragazze, dopo gli anni spaventosi del razionamento, si ribellano al grigiore della tradizione, nei vestiti come nei comportamenti, aborrendo quel conservatorismo che soffocava le tendenze orientate al nuovo.

1. Andy Warhol, 1965 © David Bailey

Andy Warhol, 1965 © David Bailey

Televisione, stampa scandalistica, pubblicità dipingono un’immagine ingenuamente illusoria della realtà, dove l’opulenza di Carnaby Street contrasta con la povertà e il degrado dell’East End e degli “Slums”, i borghi “putridi” di Liverpool, dove le working class si barcamenano tra indifferenza, disoccupazione e assenza di sogni.

L’energia, lo spirito di questo clima fremente e vibrante è immortalato da David Bailey che ruppe con l’immagine tradizionale del fotografo di moda, assurgendo a celebrità investita da un’aura quasi semidivina.

7. Jack Nicholson, 1984 © David Bailey

Jack Nicholson, 1984 © David Bailey

Nei suoi lavori dal tono minimalista è il modello a essere più importante del vestito. Bianco e nero esaltano l’espressività dei personaggi, raffigurati con atteggiamento nuovo, quasi provocatorio, a sottolineare una fotografia che esprima uno stile di vita esente da convenzioni. Gli sguardi, ora espressivi e ben lontani da quelli asettici e quasi apatici cui si era abituati, coinvolgono l’osservatore, lo sfidano a porre un limite, un freno a quell’ingenua e illusoria fiducia nella prosperità e nell’opulenza che imperversava nella Londra degli anni Sessanta, lo stesso che dall’altra parte dell’oceano, animava il fervore creativo di Andy Warhol o Roger Waters.

Da ragazzaccio dell’Est End ed emerito sconosciuto, Bailey riesce ad imporsi nella cerchia altolocata ed esclusiva dell’alta moda, illustrandola nei corpi scattanti e nei volti imbronciati delle modelle Jean Shrimpton o Veruschka von Lehndorff, esempi di una nuova femminilità, tutt’altro che materna, ma intrisa di freschezza e spontaneità.

John Lennon and Paul McCartney, 1965 © David Bailey

John Lennon and Paul McCartney, 1965 © David Bailey

Rinnovamento, frenesia di vivere, ipocrisia, illusione. C’è di tutto negli occhi di questi giovani – efficacemente simboleggiati dagli occhi di Kate Moss – che dopo la guerra scoprono il fascino del consumo, del mito americano, del rock and roll e di Hollywood, dei negozi alla moda, dello spettacolo, delle riviste patinate e nutrono un forte bisogno di divertirsi e di trasgredire con ciò che possono ora permettersi di comprare.

Ma con la fine anni’60 il sogno di cristallo si infranse e ci si trovò costretti a guardare in faccia una realtà molto diversa da quella dipinta dai media. Così le immagini di Jack Nicholson, Penelope Tree, Catherine Deneuve, Mick Jagger finiscono per cedere il passo ai grandi reportage di guerra, alle carestie in Etiopia, alle crudeltà delle guerre tribali, alla recessione economica.

Kate Moss, 2013 © David Bailey

Kate Moss, 2013 © David Bailey

Ciononostante, troppo seducente per Bailey è il richiamo dello show business e della moda, e così il nostro artista torna a immortalare su stampa l’ingenua fiducia nella bellezza imperitura negli occhi di Kate Moss, novella Jean Shrimpton, o l’entusiasmo di Noel e Liam Gallagher, non molto diverso da quello che permeava i ritmi pop e swing di “Love Me Do”, “Penny Lane” e “Yellow Submanrine”.

A fornire un quadro ancora più preciso di quella che è stata un’autentica chiave di volta nella storia culturale dell’uomo è il catalogo “Bayley’s Stardust”, edito per l’Italia da Skira Editore con un saggio di Tim Marlow, direttore alla Royal Academy di Londra.

Alberto Pelucco

STARDUST. DAVID BAILEY
1 marzo – 2 giugno 2015
PAC, via Palestro 14, Milano
Orari: da martedì a domenica 9:30 – 19:30, giovedì fino alle 22:30. Lunedì Chiuso. Ultimo ingresso un’ora prima

Per informazioni e prenotazioni:
Web: www.pacmilano.it; www.tods.com/stardust
Tel: 02 92800917
Biglietti: Intero € 8,00 / Ridotto € 6,50 / Gruppi e scuole € 4,00 / famiglie 1 o 2 adulti + bambini (da 6 a 14 anni) € 6,50 adulto e € 4,00 bambini
Visite guidate gratuite tutte le domeniche alle ore 18:00 (escluso 5 aprile)


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