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Arte

“De rerum natura”: i fiori di Gianna Tuninetti

staff
2 luglio 2011


«I fiori e il sole sono la sola bellezza che renda tollerabile la vita», 
Virgilio Brocchi, “Le aquile”, 1949.

 

Tale visione naturalista, ispirata all’esigenza divenuta ormai inalienabile nel mondo ipertecnologico e scientista moderno, si radica in una lunga tradizione culturale che affonda le proprie radici nella civiltà latina.
É all’interno della cultura dei senatores e degli imperatores romani che si gettarono le basi per una riflessione sulla bellezza poetica della natura e sulla necessità di tutelarla. Si può dunque affermare, fatte le debite distinzioni, che la sensibilità ecologista moderna tragga la propria origine da quella spiritualità agreste che ebbe il suo massimo esponente in Virgilio. Il cantore del mondo bucolico e contadino, rispettivamente nelle “Bucoliche” e nelle “Georgiche”, celebrò infatti i paesaggi italici, ricordando nelle sue opere ben 149 nomi di piante. A distanza di circa duemila anni, nella metà del cosiddetto Secolo Breve, l’omonimo romanziere italiano sopra citato rimarcò l’adesione alla medesima istanza interiore.
É su questa scia tematica che si colloca la mostra dell’artista Gianna Tuninetti, allestita a Bene Vagienna, negli splendidi saloni di Palazzo Lucerna di Rorà già degli Oreglia di Novello. L’esposizione verrà inaugurata domenica 3 luglio alle ore 11 e rimarrà aperta al pubblico sino al 25 settembre. Il titolo della mostra, “De rerum natura”, rievoca l’atmosfera culturale latina in cui si colloca la linea tematica dei 120 acquerelli esposti: tele finalizzate alla narrazione delle storie dei più caratteristici fiori d’Italia, dall’antica Roma ai giorni nostri. Numerosi si trovano tuttora rappresentati negli affascinanti mosaici delle ville romane, altri sono suggerimenti offerti dalla quotidianità, ed evocati nelle nostre terre dalle testimonianze di quel mondo romano che ha lasciato, anche in Piemonte, terra natia della pittrice, memorie di straordinaria suggestione.
Nelle tele della Tuninetti trova sintesi armoniosa quella tradizione di pittura botanica che a partire dalla classicità attraversa i secoli: nel 1600-1700 diviene “didascalica” al servizio dei grandi viaggiatori i quali girano il mondo alla ricerca di nuovi fiori che andranno ad arricchire le collezioni delle Case Regnanti.
La capacità di rappresentazione fedele del pittore botanico è in quell’epoca l’unica possibilità di tramandare ai posteri le scoperte naturalistiche. Allora come oggi ha la pretesa (più o meno giustificata) di riprodurre “scientificamente” l’essenza ritratta e, a scanso di confusione, ne riporta regolarmente il nome scientifico-botanico.
Nel panorama internazionale della pittura botanica vi è attualmente tuttavia grande voglia di rinnovamento, seppur nel solco della tradizione. Le peculiarità più ricercate sono divenute la libertà compositiva, la ricerca espressiva, emozionale e poetica, il gusto per un’arte capace di stupire e coinvolgere, pur non travalicando gli argini del realismo.
E tutto questo trova riscontro nella pittrice torinese Gianna Tuninetti, famosa per la sua capacità di far emergere la spiritualità più intima dalla totalità dei soggetti da lei trattati, perfino dai più umili.
E tutto questo induce l’esperta d’arte Jenny Dogliani ad esprimere in riferimento alla produzione della pittrice una dichiarazione lusinghevole ma veritiera: “Quello di Gianna Tuninetti è uno sguardo che ha radici profonde e non cede alle lusinghe dello spettacolare, del superficiale e del tutto subito. Il suo è un approccio poetico all’arte e al mondo, un approccio che si nutre dei tempi lenti propri della pittura e dei ritmi naturali. È quanto emerge, ancora, dai profumi, le fragranze e la viscosità che si ha l’illusione di percepire nelle raffigurazioni di funghi, bacche, bulbi e frutti: silenti testimoni delle transizioni della fioritura e dello scorrere delle stagioni. In un mondo frenetico, virtuale e ipertecnologico in cui la natura e la sua rappresentazione pittorica sembrano, sempre più spesso, un vezzoso anacronismo, l’artista compie una scelta coraggiosa e controtendenza, che sottolinea la sua piena autonomia e dignità artistica.”

 

Luca Siniscalco


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