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Arte

Degas danza fra le architetture sovietiche: la ricchezza della sintesi della Royal Academy of Arts

staff
12 novembre 2011


L’intuizione delle potenzialità di una ricca ed eterogenea proposta artistica sono la cifra caratterizzante di una matura consapevolezza culturale. La specializzazione può essere eccellentemente coniugata alla sperimentazione ed all’audacia, specialmente se tali qualità trovano radicamento in una tradizione d’eccellenza quale quella della londinese Royal Academy of Arts. Il calendario dell’istituzione è in questo periodo estremamente interessante, improntato ad una varietà ancorata ad un livello qualitativo notevole.
Propongo di seguito le esposizioni in corso ed in programma a breve termine:
– Degas and the Ballet: Picturing Movement (17 Settembre – 11 Dicembre 2011);
– Re-creating Tatlin’s Tower (23 Settembre 2011 – 29 Gennaio 2012);
– Building the Revolution: Soviet Art and Architecture 1915-1935 (29 Ottobre 2011- 22 Gennaio 2012);
– Driven to Draw (3 Novembre 2011- 12 Febbraio 2012);
– Artists’ Laboratory 04: John Maine Ra After Cosmati (9 Novembre-18 Dicembre 2011);
– David Hockney RA: A Bigger Picture (21 gennaio – 9 aprile 2012)
Di fronte a tale vasto orizzonte artistico mi vorrei in particolare soffermare sulle possibilità di coniugamento di due mostre, concernenti rispettivamente la preoccupazione di Degas, in quanto poeta della danza, per il movimento, e l’architettura russa d’avanguardia sviluppatasi nel ventennio rivoluzionario che travolse il regno zarista.
La prima esposizione è finalizzata a delineare il percorso culturale ed esistenziale che ha portato Degas a rivolgere la propria attenzione tematica alla raffigurazione del ballo. La convinzione nietzscheana secondo cui “La danza in tutte le sue forme, non può essere esclusa da una nobile educazione” è già salda intuizione nel pittore francese. La mostra esplora l’affascinante nesso fra l’originale e personale approccio al movimento di Degas ed i coevi esperimenti pioneristici condotti nel campo della fotografia da Etienne-Jules Marey e nell’ambito video da Eadweard Muybridge. Il finis ultimus è chiaro e ben argomentato: dimostrare il carattere rivoluzionario, nonché anticipatore di stilemi moderni, dell’opera di un autore talvolta ridotto al rango banalizzante di “pittore di ballerine”.
La medesima volontà di spezzare la superficialità dei luoghi comuni è riscontrabile nella seconda esposizione, diretta a mostrare le sorprendenti linee stilistiche elaborate dagli architetti russi con lo scopo di incanalare l’energia e l’ottimismo caratterizzanti la prima fase dello Stato bolscevico. Il rifiuto dell’”arte per l’arte”, combinato alla sete di giustizia sociale, si traducono in progetti innovativi, che solo progressivamente la propaganda stalinista livellerà nell’amorfo “realismo socialista”.
Ecco allora che la vacuità degli stereotipi mainstream viene affossata dalla passione per il rigore di una cultura autentica.

 

Luca Siniscalco


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