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Deserti, foreste, montagne: ecco i nuovi patrimoni UNESCO

Alessandra Buscemi
25 agosto 2016

China forest

Poco meno di due settimane fa sono stati annunciati ufficialmente a Istanbul le 21 new entry in qualità di siti Patrimonio dell’Umanità. Non ci sono siti italiani, ma una lunga lista di pepite naturalistiche in diversi angoli del mondo, insieme a luoghi di interesse archeologico e culturale. Con i nuovi nominati, i siti riconosciuti dall’UNESCO sono oggi 1052, in più di 160 Paesi. 

Deserti, foreste, paludi e siti archeologici, ma anche strutture architettoniche: per vederle dobbiamo andare in Europa, Asia e Medio Oriente. E visto che molti sono in viaggio proprio in concomitanza con l’estate, segnatevi questi luoghi speciali nel caso in cui vi troviate nei paraggi!

  • Parchi marini di Sanganeb e della baia di Dungonab Bay-isola di Mukkawar. Un sito solo per due aree separate: la barriera corallina di Sanganeb, nel Mar Rosso, e la Baia di Dungonab Bay e l’isola di Mukkawar, 125 km a nord di Port Sudan. Oltre ai coralli, l’ecosistema comprende mangrovie, alghe e isolotti.

  • Hubei Shennongjia, Cina. Il cinquantesimo sito cinese ad entrare nella lista UNESCO si trova tra le montagne della Cina Orientale, nella provincia di Hubei ed è una magnifica foresta sub tropicale, l’unico ecosistema ben preservato che si trovi sulle latitudini centrali del mondo. La sua ricchezza deriva proprio dall’impareggiabile biodiversità della zona, con una varietà di flora e fauna incredibile: la ricca foresta ospita infatti più di 5000 tra specie animali e piante diverse. Tra gli animali che potreste incontrare in una spedizione di trekking nella foresta il leopardo nebuloso e la salamandra cinese.

  • Parco nazionale del Khangchendzonga, India. Situato nei distretti di Golaghat e Nagaon dell’Assam, in India, ospita due terzi dei rinoceronti indiani del mondo e anche numerosi esemplari di elefanti indiani, bufali e barasinga, noto anche come cervo di Duvaucel, specie rara poco più massiccia del cervo europeo. Kaziranga dal 2006 è inoltre Tiger Reserve, in quanto ha la più alta densità di popolazione di tigri del Bengala. Gli sforzi del parco nella conservazione della vita selvatica e della flora originaria sono stati notevoli, facendo sì che oggi il parco rappresenti un’unicum di biodiversità nell’Himalaya orientale. Il paesaggio incontaminato alterna un’ampia prateria con terreni paludosi e una foresta tipicamente equatoriale e molto fitta, che nasconde diversi fiumi anche di ampia portata.

  • Il paesaggio naturale e culturale dell’Ennedi Massif, Ciad. Si tratta di un paesaggio di arenaria, modellato da vento e acqua nel corso dei millenni. Le migliaia di dipinti e incisioni costituiscono il principale esempio di arte rupestre del Sahara.

  • Arcipelago di Revillagigedo, Messico. Siamo nell’Oceano Pacifico, a poca distanza dalla Baja California. Chiamate anche le Galapagos del Messico, queste quattro isole vulcaniche sono sempre state oggetto di studi geologici e sulla biodiversità terrestre e marina. Oltre alla varietà di pesci di barriera si possono vedere balene, delfini tursiopi, mante giganti, squali – pinna bianca, pinna grigia, balena, seta, tigre – e molto altro.

  • Deserto di Lut, Iran. Dasht-e-Lut, questo è il suo nome originale, si trova nel sud-est del Paese. Tra giugno e ottobre il sito è spazzato da forti venti, dando vita a spettacolari formazioni di dune yardang. Rappresenta una barriera naturale tra Iran e Afghanistan ed è qui che si è registrata una decina di anni fa la temperatura più alta della terra – 70,7 gradi Celsius. La temperatura di superficie, nel deserto di Lut, è tanto alta da non permettere al latte di cagliare, visto che a quelle temperature nemmeno i batteri riescono a sopravvivere: per questo è stata dichiarata dai ricercatori “zona abiotica”, ovvero priva di vita. Il deserto è interamente circondato da catene montuose e ospita le più alte piramidi di sabbia del mondo.


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