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Arte

Dialogo con un eretico ortodosso: intervista ad Alessandro Guzzi

staff
15 settembre 2012

É prassi di Luuk Magazine illustrare le principali tendenze del panorama artistico e culturale nazionale ed internazionale. Talvolta si tende tuttavia a sottovalutare le riflessioni di intellettuali anticonformisti, eretici tanto rispetto alla cultura di massa quanto in relazione ai salotti dell’intelligentia upper class.

Con questa intervista intendiamo proporre ai lettori le meditazioni di un artista distante dai canoni main stream, tuttavia ampiamente apprezzato da una critica di rilievo e, soprattutto, capace di offrire uno sguardo  diverso sulla dimensione della modernità a noi contemporanea con cui, mediante modalità differenti, siamo destinati a confrontarci. Ne emerge un’analisi insieme lirica e cinica, profondamente poetica ma al tempo stesso graffiante. I toni impiegati da Alessandro Guzzi, volutamente radicali e taglienti, si prefiggono l’arduo compito di smuovere l’individuo massificato dall’apatia corrosiva imperante, in nome di una visione del mondo ben precisa. Spetta al lettore accettare o meno i presupposti artistici, culturali, religiosi e politici che sorreggono le affermazioni di Guzzi. All’autore di proposizioni palesemente scomode e minoritarie va tuttavia l’indubbio merito della coerenza e dell’onestà intellettuale, doti sempre più rare, unite all’esibizione di un approccio unitario ed organico alla realtà, battuta con un “filosofare col martello” di impronta nietzscheana e sminuzzata con i ferri di un chirurgo capace di non tirarsi indietro di fronte ad alcun ostacolo.

D) Com’è nata la sua passione per l’arte?
R) Non posso non pensare a qualcosa di antico, di impresso o inciso e che è ritornato con me. Non è forse quella per l’arte come una vocazione o una conversione? Potrebbe avermi spinto ad essa un’incurabile nostalgia senza fondo, una scena osservata in un silenzio sacro, forse un rito, o forse solo un gesto, come scrive Cristina Campo in un testo famoso ispirato dalla Liturgia Cattolica di S. Pio V:
«Si sa di molte conversioni dovute alla predicazione, ma la scintilla può scoccare da un solo, perfetto gesto liturgico; c’è chi s’è convertito vedendo due monaci inchinarsi insieme profondamente, prima all’altare poi l’uno all’altro, indi ritrarsi nei penetrali del coro.»
Ma debbo aver percepito da sempre, anche solo intuitivamente, la verità del pensiero di Spengler sulla fase di mondo che mi si apriva:
«L’uomo euro-occidentale non dovrà più attendersi una grande pittura e una grande musica. Le sue possibilità architettoniche si sono esaurite già da cento anni. A lui sono solo rimaste possibilità nel dominio dell’estensione. Ma io non vedo che svantaggio dovrebbe esservi se una generazione valida e piena di speranze illimitate verrà a sapere tempestivamente che una parte di tali speranze sono vane. Anche se queste fossero le più care, chi vale qualcosa saprà abbandonarle e imporsi. Certo l’esito potrà essere tragico per taluni quando, negli anni decisivi, acquisteranno la certezza che per essi nel dominio dell’architettura, del dramma e della pittura non è più possibile alcuna conquista. Che costoro crollino…»
(Il tramonto dell’Occidente, pag 71)
Questa tragica considerazione è da estendersi propriamente anche ad altri domini: nulla ne è rimasto indenne in verità: resta però la considerazione (decisiva) che anche in una fase del tempo tragicamente estenuata e contaminata come questa, il simbolo racchiude ancora tutta la sua potente energia, ed è capace sia di condensare la nostra esperienza che di indicare il futuro. E dunque a cosa si rinuncerebbe se non ci si dedicasse all’arte? A cosa si deve rinunciare se ci si dedica ad essa?

D) Scrive Herman Hesse: “La vita di ogni uomo è una via verso se stesso, il tentativo di una via, l’accenno di un sentiero.” Un percorso esistenziale pieno è tuttavia segnato anche da diversi riferimenti e maestri, indispensabili guide o compagni di viaggio sul cammino. Quali sono le figure, artistiche ed intellettuali, che più l’hanno influenzata?
R) La poesia di Georg Trakl è stata un’immensa fonte di ispirazione per me: la sua grandezza fu nel riuscire a mantenere lo splendore anche se necessariamente doveva percorrere territori molto oscuri. In questo Trakl è totalmente cristiano.
Molto importanti per la mia formazione furono anche alcuni pittori Preraffaelliti: Dante Gabriel Rossetti, e soprattutto John William Waterhouse. Dal Preraffaellismo ho imparato la bellezza nella devozione, nell’umiltà, mentre il silenzio delle vette inaccessibili (così tremendamente faustiane – direbbe Spengler) e le solitudini innevate dove l’uomo sente la presenza di Dio l’ho visto nei quadri di Caspar David Friedrich.
La Polifonia Antica avvolge tutto, riempie il silenzio della natura immensa, riempie il silenzio di Dio, dà voce a quel silenzio: Josquin Desprez,  Pierre de la Rue, Cipriano De Rore, mottetti e Messe: forse grazie alle ore dedicate all’ascolto di quella musica ho capito la pittura ed il senso della Vera Liturgia Cattolica, della Messa di S. Pio V. Forse quella musica mi ha insegnato la pietà, la bellezza e quel moto ascensionale attraverso il quale gli Antichi Maestri ti possono condurre dove loro stessi sono stati: nel mondo dello Spirito. Imparando quell’altezza, ho anche imparato però a rifiutare contraffazioni e falsificazioni.
E’ sconcertante quanto la bellezza si debba accompagnare a  qualunque ascetismo o devozione (basti pensare alla musica ed alla pittura dedicate nei secoli alla Liturgia): solo la rinuncia a qualcosa di stupendo può valere come l’oro, donando ad essa anche il valore dell’intero mondo, perché è forse nella rinuncia il segreto della vera partecipazione alla bellezza.
Solo all’apparenza, solo negli occhi di chi non vede, la poesia di Trakl non splende di sublime bellezza, ed in verità è proprio questa a farla così vera: il tramonto della civiltà in Trakl provoca un dolore lancinante perché qualcosa di meraviglioso va perduto, ed i suoi versi sono tanto sublimi quanto quel tramonto, ma al di là di esso grazie ad una fede implicita c’è l’alba di una più eccelsa bellezza, altrimenti sarebbe inutile anche la poesia: la cacciata dall’Eden ed il peccato originale sono riscattati dalla venuta di Cristo.

D) Sono rimasto molto colpito dalla lucidissima analisi operata dal critico Carlo Fabrizio Carli in relazione alla sua opera: “soprattutto la pittura di Guzzi interpreta sentimenti di insoddisfazione nei riguardi delle “potenze del visibile”, di indocilità rispetto alla urgenza del mero dato tangibile e materiale. L’aura dello stupore e del numinoso; gli archetipi del sogno e del viaggio, che presiedono a gran parte della sua pittura, mi sembrano assai eloquenti a tale riguardo. Nonostante tutte le apparenze, la nostra epoca avverte un grande bisogno di mistero; un’aspirazione a riscoprire il brivido sacro primigenio e mai obliato. E d’altronde, dove si manifesta il mistero, lì c’è sicuramente un indizio di trascendenza: la pittura di Guzzi ne è una conferma.”
Quale valore attribuisce alla spiritualità nella sua vita e quanto essa determina la sua produzione artistica?
R) Per la mia più antica formazione la materia è solo “energia spirituale” con una diversa “velocità vibratoria”, e dunque non esiste altro che “spirito” che si manifesta in  varie modalità. Sicuramente il piano materiale o dei corpi è un’emanazione di quelli più profondi: insomma, in questa ottica una malattia “fisica” è solo la  manifestazione visibile di uno squilibrio esistente a livello dei corpi più sottili di cui siamo composti.
Io credo che ci sia stata nel tempo una  sorta di crescente infiltrazione di energie negative e ostili all’uomo fin negli assetti più basilari delle società umane: nell’arte, nella politica, nella religione, nessun settore è  rimasto indenne, anche se arte e religione rappresentano baluardi la cui caduta poteva comportare il disastro generalizzato.
Come ho più volte scritto in  molti miei testi, io credo che la riforma liturgica cattolica del 1969, quella con la quale Paolo VI  ha introdotto la nuova messa, il così detto Novus Ordo, sia stato un momento veramente tragico per la storia del mondo (curiosamente identico, questo nome, al New World Order degli Illuminati ed ancora, al Novus Ordo Seclorum del Grande Sigillo (massonico) degli USA).
Gli effetti di questa riforma, che ha di fatto cancellato la Messa Cattolica Tradizionale sostituendola con un ibrido contaminato dal “servizio” protestante che non produce effetti sacramentali, hanno investito settori anche molto lontani dalla Chiesa, ma possiamo anche dire che quella riforma fu a sua volta una conseguenza della diffusione planetaria del sistema americano (politica, finanza, pubblicità, film ecc): insomma senza il capitalismo americano, senza la mentalità americana, senza i loro film ed i loro pseudo-eroi: Superman, Batman, Spiderman o tanto peggio il Mago Mandrake, figure esplicitamente sataniche, non ci sarebbe stato né il Concilio Vaticano II per come  lo abbiamo avuto, né la riforma liturgica.
Il sistema americano è di fatto un “ecumenismo”: loro con orgoglio definiscono la loro civiltà un patchwork, un insieme costituito da parti diverse attaccate insieme: da qui non tollerano alcun simbolo particolare che possa rappresentare solo alcuni ad esclusione di altri: ciò sarebbe inaccettabile per quella mentalità.
Strano però che solo alcuni simboli non abbiano mai prodotto opposizione o malumori, e sembrano rappresentare tutti loro, al di là del  colore della pelle, della fede: e sono quelli massonici che compaiono ad esempio sulla carta da 1 dollaro:  la piramide che culmina con l’occhio che tutto vede ed il compasso.
Il celebre Massone americano Albert Pike (c’è anche una sua statua a Washington), riassunse alla perfezione il concetto di  “ecumenismo massonico” quando scrisse :
«La massoneria  è  quella religione attorno ai cui altari i Cristiani, e gli Ebrei, i Musulmani e gli Induisti, i  seguaci di Confucio o quelli di Zoroastro, tutti possono radunarsi come fratelli ed unirsi in preghiera…» (Albert Pike, Morals and Dogma of the Ancient and Accepted Scottish Rite of Freemasonry, pag 226)
Queste parole non vi riportano immediatamente alla memoria le riunioni ecumeniche e multireligiose di Assisi?  E quale è il vero culto segreto della Massoneria? A chi sono dedicati gli “altari” di cui parla Pike? Non è forse il satanismo la dottrina segreta che unisce tutti loro?
A volte potrebbe venire in mente con sgomento che tutte le innovazioni, il “progresso”, ciò che è finito per sembrarci normale, ciò a cui le società moderne si sono spinte, spesso al di là di qualunque principio di umanità ed in “nome dei diritti”, insomma l’intera società anti-umana che sta dinanzi ai nostri occhi sia il risultato di un progetto, che si è avvalso di molti strumenti tra i quali quello potente di una capillare diffusione di messaggi subliminali: così siamo stati spinti fin dove siamo arrivati. Un esempio? Walt Disney era un “iniziato” del 33° grado della Massoneria di Rito Scozzese, ed i suoi cartoons, quegli stessi che hanno accompagnato la crescita di alcune generazioni, erano zeppi di inserzioni subliminali massoniche.

D) Nelle sue opere vi sono forti richiami all’erotismo, alla sensualità ed alla bellezza dei corpi. Come concilia questi elementi con la sua tensione alla spiritualità ed alla trascendenza?
R)  In effetti la mia pittura ha subito una trasformazione negli ultimi anni: ma nella sensualità ho cercato nel passato una via per esprimere un incanto che non fosse per nulla letterario o astratto, ma che invadesse il corpo a dimostrazione della sua realtà, come fa la musica, come fa l’arte. La vibrazione del corpo nel piacere, o il “brivido di Dio” sono esperienze vicine, come lo sono la sensualità ed il rapimento mistico: e forse nel secondo non dovrebbe mancare nulla di ciò che si trova nella prima, dovendone essere altresì un’estensione, un arco verso l’infinito: la prima è l’ingresso di una prigione sotterranea, il secondo la porta della liberazione. Ma la liberazione dalle catene del corpo passa attraverso la sua smaterializzazione, e questa può essere avviata anche passando per il “piacere” che dona attraverso il corpo l’esperienza di un piano per nulla “materiale”,  ma del tutto “emotivo” o “astrale” (ecco perché è così pericoloso!).
Certo occorre saper distinguere e distanziarsi in tempo andando dentro il significato, per evitare che il piacere ed il piano emotivo-astrale che gli appartiene, possano scavare un abisso sotto i piedi dell’uomo, trascinandolo giù in un luogo nel quale incatenato in una vibrazione incessante che oscura il significato, senza luce o riscatto, languirebbe nel dolore e  nel rimpianto fino alla fine dei tempi.

D) Qual è il suo giudizio sulla realtà artistica, nazionale ed internazionale, contemporanea? Condivide la lapidaria sentenza nietzscheana secondo cui “Chi volesse liberare l’arte, ripristinare la sua non profanata sacralità, dovrebbe innanzitutto aver liberato se stesso dall’anima moderna; solo come innocente potrebbe trovare l’innocenza dell’arte” ?
R) La bellezza che viene imposta e diffusa oggi è satanica, un misto di violenza, superbia e avidità: le immagini della donna che vengono diffuse racchiudono più vizi capitali all’unisono, quelle dell’uomo ritraggono sostanzialmente  un bamboccio narcisista!
Guardiamo le donne di John William Waterhouse: osserviamo la bellezza della modestia, della semplicità.  Fa ridere questa società contemporanea quando tira fuori le unghie e diventa severa. Fa veramente ridere quando continua la sua crociata contro i fumatori, o contro chi abbandona i cani d’estate, considerando invece del tutto legittimi e lodevoli comportamenti ed atteggiamenti che danno il disgusto.
Questa società non è in grado di stabilire un codice etico, perché manca ad essa il fondamento, o meglio il marcio è nel fondamento: ad esempio l’aborto è oggi giuridicamente ammesso, e il popolo fu convinto a decidere in tal senso con considerazioni di ordine utilitaristico: il problema c’è, meglio eliminare il reato. Allo stesso tempo si vuole impedire di fumare anche all’aperto nei parchi ma sul tetto di una scuola va più che bene montare una bella antenna per cellulari alla faccia dell’inquinamento elettromagnetico: è accettabile una tale linea costituente? La falsità del moralismo contemporaneo, del suo ecologismo senza Dio, ecologismo “del benessere”,  un’etica del fitness: fa venire i brividi!
L’arte ufficiale di questa società, quella che troviamo glorificata nei musei del mondo è lo specchio deformato del nulla, del caos, presentando come slancio per il futuro gli pseudo-ideali di “liberazione” che sono il fiore all’occhiello di questo mondo, per andare ancora avanti in questa deiezione, perché ancora non basta, la strada è  lunga fino allo spasimo finale.
I palazzi del potere europeo, vivi come possono esserlo immensi loculari di ghiaccio (come le chiese e i santuari post-conciliari che, per prudenza, non visiteresti mai senza un’immagine di Maria Santissima al collo) sono le cattedrali di questo nuovo potere mostruoso dove si aggirano con occhi spenti, come spettri gli affiliati ad un ordine segreto, inaudito e antiumano. Non bastano purtroppo i pochi Nigel Farage per disperderli!

D) In “Cavalcare la tigre” Julius Evola afferma “Portarsi non là dove ci si difende, ma là dove si attacca.”
A questo punto, dopo aver delineato suggestioni presenti e passate, puntiamo al futuro: ha dei progetti artistico-culturali in cantiere?
R) Contribuire ad un rinnovamento spirituale di un’arte smorta ed accademica fu il programma degli artisti della Fraternità Preraffaellita fondata nel 1848, ma non tutti sanno che molti anni dopo, nel 1911, un progetto simile riunì anche gli artisti del Cavaliere Azzurro. Dio solo sa quanto di questo avremmo bisogno anche oggi, in una situazione molto più grave.
Certo, assieme a tanti altri, questo sarebbe anche il mio programma: opporci alla deformazione della modernità satanica, alla sua decomposizione. Il Preraffaellismo infatti dovrebbe essere inteso come una sorta di attitudine meta-storica dell’anima che emerge ogniqualvolta tendenze degenerate lo rendano necessario, per dare il cuore al desiderio di ritornare alla sorgente del fiume dove l’acqua è ancora incontaminata.
Il compito che oggi è prioritario, e che  mi sembra che  alcuni stiano iniziando a svolgere, è quello di individuare il male, smascherarlo, portarlo allo scoperto di fronte alla coscienza di molti. Dobbiamo serrare i ranghi e definire una nuova interpretazione della società: le vecchie chiavi di lettura sono tutte andate: non dico nulla di nuovo, ma oggi ciò va ri-compreso: la forza disgregante sul mondo è di origine spirituale: essa produce mali concreti, ma nel ripararli materialmente dovremo anche pregare.
Anche nell’arte, spesso un ottimo nascondiglio per pavidi, sarebbe tempo di cominciare a dire la verità: ma taluni debbono liberarsi dalle cattive abitudini, soprattutto dal terrore di scontentare alcuni sultani, di perdere appoggi ritenuti indispensabili, di esprimere eresie: rischiano di soffocare, ma non una parola uscirà da quelle bocche!… con persone così è difficile fare progetti: è troppo facile scrivere qualcosa sui miei quadri e parimenti le solite due cartelle sugli scarabocchi di una scimmia. Costoro andrebbero avvertiti che non siamo più nei fantastici Anni 80, quando alla vigilia della caduta del “Muro”, per giuoco andava bene tutto e sembrava che si potesse dire qualunque cosa senza rischiare di essere subito definiti fascisti e fucilati.
Oggi questi temerari citano liberamente Nietzsche, i più raffinati persino Ernst Jünger o Pound senza paura della gogna dell’illibata Italia democratica: arriveranno a citare persino Codreanu, ed un brivido freddo di piacere percorrerà la loro schiena..
Ma questo rischio a tutt’oggi rimane, molto facilmente si rischia di essere chiamati fascisti da parte di chi (ed è pazzesco!) in nome dell’antifascismo, oggi ammette e appoggia cose che avrebbero dato il disgusto ai grandi  rivoluzionari  del passato, quelli che per la bandiera rossa avevano messo in giuoco la faccia e la vita, loro e (purtroppo) di altri milioni.
Non è già questo un “portarsi là dove si attacca”? Smascherare la “dottrina Monti”, il Robin Hood al rovescio che ruba ai poveri e porta tutto alle banche? A schiena piegata Monti implora il perdono per la colpa del debito e promette sacrifici, sacrifici fino alla lacerazione delle carni indicando all’orizzonte, per spronarci, uno smorto, patetico traguardo a misura di pulce: non la fondazione dell’Impero, né la liberazione dall’oppressione nazifascista (che fa sempre il suo effetto) ma…  “i conti in ordine”!
Ma questa “crisi” è  davvero quel che ci raccontano?
E’ molto difficile capire la premonizione e la minaccia insite in questa famosa frase di David Rockefeller? Essa fu pronunciata nel 1994 dal mega-banchiere Illuminato e Massone statunitense, fondatore nonché Presidente Onorario della Commissione Trilaterale di cui Monti fu nel periodo 2010-2011 addirittura Presidente per l’Europa:
«La presente finestra di opportunità, durante la quale potrebbe essere costituito un ordine mondiale realmente pacifico ed interdipendente, non rimarrà aperta per sempre. Siamo quasi giunti al punto di una trasformazione globale.  Ciò  di  cui abbiamo bisogno è solo della  giusta crisi di grandi dimensioni: a quel punto le nazioni dovranno accettare il Nuovo Ordine Mondiale. »

Intervista a cura di Luca Siniscalco

(Si consiglia, per chi intende approfondire l’opera e le riflessioni di Guzzi, di visitare il sito  www.alessandroguzzi.com , ricco di materiale artistico, critico e teorico.)


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