Cinema

“Dimenticare Venezia” con l’indimenticabile Mariangela Melato

Giorgio Raulli
18 gennaio 2013

In un caseggiato della campagna veneta vivono le giovani Anna (Mariangela Melato) e Claudia (Eleonora Giorgi), l’anziana zia Marta, ex cantante lirica, e l’ancora più anziana governante.
Un giorno, da Milano, arriva il fratello di Anna, Nicky (Erland Josephson), insieme a Picchio, suo socio e compagno di vita. Di Venezia in realtà non vedremo nulla, ma sarà solo possibile meta per una gita da fare tutti insieme: il film vive per buona parte del rivivere malinconico di ricordi da parte dei protagonisti, giovani uomini e donne a cui il tempo e le difficoltà relazionali hanno procurato molta sofferenza; per questo li vediamo aggrappati all’utopia di poter tornare agli istanti più felici del loro passato. La trama subisce una svolta quando l’anziana cantante, di ritorno alla propria villa, viene stroncata da un infarto. Anna, Claudia e Picchio decidono così di trasferirsi a Milano, mentre Nicky sceglie di tornare sulle proprie decisioni e restare in campagna.
Con “Dimenticare Venezia” (1979) il regista Franco Brusati è riuscito a costruire un film visivamente elegante e pacato sul tema del ricordo e del rimpianto, popolato da flashback quasi poetici. Una pellicola indubbiamente anche audace per i tempi: le storie d’amore sono incentrate su due rapporti omosessuali, uno dei quali, quello tra Anna e Claudia, sofferto e duraturo, un argomento per certi versi ancora tabù nel nostro Paese. Il film vinse il “David di Donatello” come miglior film, il “Nastro D’Argento” per la miglior attrice protagonista, Mariangela Melato, e fu candidato all’Oscar nel 1980 nella categoria “miglior film straniero”.

Mariangela Melato è stata un’attrice ironica e versatile, una delle protagoniste più talentuose dello spettacolo italiano: dopo aver intrapreso giovanissima gli studi di pittura all’Accademia di Brera  esordisce in teatro ad appena vent’anni allo Stabile di Bolzano, forte di maestri come Dario Fo, Visconti e Luca Ronconi. Ben presto arriva il cinema, con cui riceve la consacrazione popolare interpretando l’amante milanese di Giannini in “Mimì metallurgico ferito nell’onore” (di Lina Wertmuller, 1972). Ha magistralmente alternato ruoli drammatici a quelli da commedia, sia sul grande schermo che in televisione. La sua carriera è stata comunque estremamente legata al palcoscenico teatrale, dove ha dato vita a personaggi impegnativi, sia nelle tragedie classiche, come la “Medea” di Euripide, sia in altre opere di grandi autori, come Pirandello e Shakespeare.

Giorgio Raulli


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