Cinema

Disney rilancia Il libro della giungla

Giorgio Raulli
21 aprile 2016

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Mowgli (Neel Sethi) è un bambino che fin da neonato è cresciuto da una famiglia di lupi nella giungla indiana: il “cucciolo d’uomo” vive in grande armonia con la natura e tutta la fauna, ma quando la feroce tigre Shere Khan (Idris Elba), segnata dalle cicatrici dell’uomo, lo prende di mira perché teme diventi una minaccia, è costretto ad abbandonare la sua famiglia e la sua casa. Mowgli viene accompagnato dalla pantera Bagheera (Ben Kingsley, in italiano Toni Servillo) verso il villaggio degli uomini, per mettersi al sicuro, seppur contro voglia: il bambino infatti vorrebbe affrontare la tigre e restare nel mondo selvaggio che conosce e ama; il tragitto però si trasforma in un’avventura piena di pericoli, come il pitone Kaa (Scarlett Johansson, in italiano Giovanna Mezzogiorno) o Re Louie (Christopher Walken, in italiano Giancarlo Magalli), ma anche di nuovi amici, come lo spensierato orso Baloo (Bill Murray, in italiano Neri Marcoré).

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Basato sui racconti di Rudyard Kipling, e soprattutto sul classico d’animazione Disney, Il Libro della Giungla è solo uno dei tanti rifacimenti live-action che gli Studios di Topolino hanno messo in cantiere per rilanciare i propri cartoni animati senza tempo realizzati nel corso della lunga storia Disney. Un’impresa davvero ardua, perché conciliare vecchio e nuovo, rispettare la trama originale, cambiandola ma senza stravolgerla, ridefinire o caratterizzare nuovamente personaggi iconici del cinema non sono operazioni da poco.

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Il regista Jon Favreau riesce nel compito di restituire una fedelissima versione de Il Libro della Giungla datata 1967, ricoprendola di quella patina accattivante che purtroppo sembra indispensabile al giorno d’oggi per valorizzare un prodotto che altrimenti finirebbe nel dimenticatoio. A livello visivo infatti il film è impeccabile, un trionfo della computer-grafica: i colori brillanti e le atmosfere suggestive della fotografia ben si sposano con la naturalezza degli animali ricreati con la tecnologia digitale.

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Inoltre la forza della motion-capture, ovvero quell’effetto speciale per cui il volto di attori reali viene ricostruito su oggetti animati, fa sì che le performance recitative siano incredibili, tanto che ci si stupisce un po’ di quanto sia riconoscibile lo sguardo e la mimica di Walken nel muso dell’orango Luigi. Tutto è stato votato alla tradizione del classico anni ’60, dall’eccellenza grafica ai grandi interpreti, ma anche il lavoro fatto nella colonna sonora, che riprende i temi originali di George Bruns (storico compositore di film Disney più famosi): stuzzica la nostalgia senza mai far rinnegare allo spettatore ciò a cui sta assistendo nel presente.

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Anche le storiche canzoni del cartone animato, quelle più amate e goliardiche, vengono in qualche modo restituite al pubblico, pur non rientrando mai nel confezionamento tipico del musical. Una perfetta operazione di marketing che sicuramente porterà linfa nuova al merchandising disneyano e al bagaglio culturale del colosso cinematografico. Una piacevole nota di merito va anche al doppiaggio italiano.

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Il Libro della Giungla è stato distribuito nelle sale il 14 aprile (ovviamente anche nei vari formati 3D) e già si parla della certezza di un sequel.


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