Per il mondo con Ginevra

Dispetti nella savana

Ginevra Rossini
23 aprile 2012

Questa volta ho deciso di raccontarvi un episodio speciale che ho vissuto in Botswana, durante uno dei miei primi viaggi in Africa.
Atterrati nella riserva di Mombo, il cui campo è situato in una sorta di “isola” in mezzo al fiume Okawango, il  profumo della salvia selvatica, delle acacie fiorite, l’odore pungente degli elefanti hanno risvegliato in me sensazioni tali da farmi  traboccare il cuore di gioia. Finalmente ero in Africa, un paese di cui tanto avevo sentito parlare ma che non avevo avuto ancora la fortuna di conoscere. Chiunque mi parlasse del così detto “mal d’Africa” lo prendevo per matto, ma ho dovuto ben presto ricredermi perché questo “male” nostalgico e misterioso colpisce davvero: l’Africa è una terra che ti entra nell’anima e nelle vene. E non ti abbandona più.
Dopo esserci sistemati nell’accampamento tendato situato su delle palafitte – gli ippopotami durante la notte si spostano continuamente alla ricerca di erba da brucare e sarebbe stato pericoloso incontrarli sul loro cammino: infatti non tutti sanno che nonostante la loro apparente paciosità sono degli animali molto pericolosi e aggressivi! – abbiamo potuto finalmente cominciare il nostro primo giro di perlustrazione. Ero davvero eccitata e piena di curiosità: tutto quello che mi circondava era nuovo e strano, e non vedevo l’ora di scoprirlo.
Il bagaglio durante questi viaggi è limitato al massimo, poiché ci si deve spostare con piccoli aerei; tuttavia quell’anno, sapendo che avremmo festeggiato lì la Pasqua, avevo deciso di portare con me un uovo di cioccolato da aprire la domenica di festa.
All’imbrunire, arrivati alle nostre tende una brutta sensazione mi assalì, diventando poi certezza alla disastroso scenari che mi si apriva davanti: tutte le mie cose, spazzolino, dentifricio, burro cacao, vestiti, stivali, insomma tutto, ma proprio tutto, era sparso sul terreno sotto alla mia palafitta! Chi aveva fatto un tale disastro?
Chiamai subito gli inservienti del campo. Non avevano dubbi: erano stati i babbuini! Solo loro, infatti, erano in grado di aprire la cerniera della tenda – che sfortunatamente mi ero dimenticata di chiudere con il lucchetto – e di fare un simile caos.
Ma perché? Ci sfuggiva il motivo di tanta eccitazione: cosa  aveva reso così frenetici i babbuini dal far rischiare loro un’impresa tanto ardita?
Ecco presto svelato il mistero: il mio uovo di cioccolato! Il caldo africano lo aveva fatto sciogliere e il suo dolce profumo aveva attirato le scimmie che, golose come sono, non si erano certo fatte scrupoli a mettere sottosopra tutti i miei averi pur di impossessarsene!
Da allora non più commesso l’errore di lasciare la mia tenda aperta. Ma soprattutto ho imparato la lezione più grande: niente uova di Pasqua in Africa.

 

Ginevra Rossini

 

PS: ho trovato la sorpresa, quella i babbuini me l’hanno lasciata!