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Dodo sbarca a Londra in grande stile

staff
8 settembre 2011


Che emozione il nuovo flagship store di Dodo, a Londra.
Lo stupore comincia quando sull’ imponente facciata del building notiamo la grande nicchia protetta da cristallo e rivestita di fili d’erba in silicone verde, in singolare contrasto con le vetrine in prezioso mosaico veneziano blu Klein. Entriamo, calpestando ciottoli di fiume, e ci troviamo in un ambiente a metà fra la casa dei Flinstones e la più sofisticata e trendy architettura organica. Un altro prato in verde brillantissimo cresce a testa in giù dal soffitto. I muri sembrano fatti di sabbia bagnata e spianata con le mani. I gioielli sono esposti in teche di metallo rosso fuoco.  Rossa anche la lunga panca e i pouf in pelle ecologica, davanti ai quali ci sono massicci tavolini da bistrot, per sedersi e comporre con calma il Dodo del cuore. Il grande banco, in legno grezzo massiccio a forma di banana, è completato da sgabelli da bar in metallo nero. Specchi arrotondati riflettono questa festa di colore. Una scala scultura ad ampie volute porta al secondo piano, dai muri blu elettrico e soffitto a mosaico di specchietti. Il building prosegue con un piano interrato, uno spazio luminosissimo che Dodo dedica alla fantasia e ad ospitare un calendario di eventi ancora top secret. Tra forme inaspettate, materiali da toccare, allegria sprigionata dai colori, entrare nello store Dodo diventa un’esperienza che si vive anche con le emozioni. Il merito va alla designer e architetto che firma l’allestimento, Paola Navone, internazionalmente riconosciuta per il suo stile anticonformista, colorato e affettuoso, totalmente in sintonia con il marchio. Commenta Andrea Morante, amministratore delegato del Gruppo Pomellato: “L’apertura del flagship store londinese di Dodo rappresenta una mossa strategica nel processo di internazionalizzazione del marchio. Londra è sempre più una città cosmopolita ed internazionale, una tra le migliori piattaforme al mondo da cui cominciare un’importante espansione globale.”

Luca Micheletto


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