Sport

Donne bioniche: l’altra vita di Vonn e Stevens

Riccardo Signori
29 febbraio 2016
Lindsey Vonn

Lindsey Vonn

Ogni atleta si porta dentro quel “I have a dream” dell’esser un po’ bionico. Pochi ci riescono. Però, se si parla di donne, qualcuna ci va molto vicino. Negli Stati Uniti devono aver lo stampino, perchè ogni tanto scopri il bello delle stelle e strisce nel saper creare atlete di un altro mondo. Lindsey Vonn fa certamente parte della schiera. La campionessa dello sci, 36 anni, non certo una ventenne, in questo week end ci ha fatto seguire passo, passo, il suo esser bionico, con tanto di autocertificazione, postando su Twitter le tappe di una domenica bestiale: due ginocchia mal ridotte, un ematoma e un piccola stiramento rimediato nella gara del sabato, ed eccola con una siringa nel ginocchio per il drenaggio, poi la foto che certifica una microfrattura, infine quella dei due tutori da applicare alle ginocchia. E la conferma scritta di suo pugno:”Imbracata con due tutori. Sono bionica”. Infine la sfida:”Salgo sulla montagna e vediamo come fare”.

 Ce l’ha fatta: prima nel Superg e 13a nello slalom per la combinata, punti in tasca per vincere la coppa del mondo. Con la battuta finale per i suoi tifosi:”Nessuno può darmi dell’imbranata”. Che dire: Lindsey dama di ferro? Molto di più: quel bionico che fa appeal.

Evelyn Stevens

Evelyn Stevens

 Ma c’è bionica e bionica. Prendete Evelyn Stevens, trentaduenne californiana, cresciuta nel Massachusetts: laureata in economia, destinata a una vita da manager lavorando come investiment banker da Lehman Brothers, poi nel fondo di investimenti Gleacher Mezzanine, nel 2007 ha scoperto il ciclismo. Nel 2008 ha provato la prima gara di ciclocross al Central park di New York e l’anno dopo ha lasciato il lavoro e cominciato a correre davvero. Ha scoperto nelle cronometro la gara della sua fama e sono arrivate medaglie mondiali (ori nelle cronosquadre) che l’hanno portata al tentativo di record dell’ora. Ed, infatti, sulla pista della preparazione olimpica statunitense in Colorado, a 1800 metri d’altezza e su un anello da 333 metri in cemento, ecco scoccare l’ora magica: 47,980 km in 60 minuti, 1098 metri in più del precedente primato. E qualcuno penserà che, in ogni manager, c’è un atleta da record. Più credibile se donna!

 Queste fantastiche atlete dimostrano anche che la formula “Usa e getta” non è proprio applicabile a quel paese che ora si appresta ad attendere le imprese di un’altra ragazza simil bionica. Il mondo del nuoto ha conosciuto Kate Ledecky, che nella carta di identità ha aggiunto anche il nome Genevieve: compirà 19 anni il 17 marzo ed ha già una collana di medaglie e di record. Prima donna della storia ad aver vinto, agli ultimi mondiali in Russia (5 ori, 4 individuali), il titolo nelle specialità che vanno dai 200 metri stile libero ai 1500 metri. Ai Giochi olimpici di Rio de Janeiro la attendono altre imprese, magari infilerà un tentativo pure nei 100 metri. Se ci riuscisse, farebbe impallidire anche Michael Phelps e il suo pedigrèe di ori. L’oro bionico vale di più.


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