Arte

Donne cibernetiche e arcane suggestioni: Giancarla Parisi in mostra

Luca Siniscalco
29 marzo 2014

9b2508f3520b54a948d58694

Giancarla Parisi, aka Carla Rhapsody, è una brillante artista italiana che opera armoniosamente sul crinale complesso ma affascinante in cui le proiezioni più rivoluzionarie del transumanesimo incontrano le radici dell’arte umanista tradizionale. Apprezzata dalla critica più aggiornata, la ricostruzione magica dell’universo femminile operata dalla Parisi definisce nuove dimensioni del reale rifondando quell’“eterno femminino” troppo spesso obliato.

1969987_10203314793660338_1958128304_o

Le opere di Carla Rhapsody saranno in mostra a Milano, presso lo Studio Legale Sutti in via Montenapoleone 8, in una grande esposizione intitolata “Omegalfa. The nemesis paradeigma”, aperta al pubblico dal 10 al 17 aprile 2014. Numerose le personalità autorevoli del mondo culturale attese all’evento: lo scrittore futurista Roby Guerra – autore per Luuk Magazine della rubrica Scienza e Futuro –, il critico d’arte curatore della mostra Marcello Francolini – sulle nostre pagine ideatore di UrBanesimo –, lo studioso transumanista Stefano Vaj e persino il celeberrimo Vittorio Sgarbi.

A fronte di una così alta aspettativa, abbiamo voluto parlare con l’artista dell’esposizione e, soprattutto, della sua visione dell’arte, di quell’arcaica e sempre attuale pratica umana che, secondo Charles Bukowski, è più sopportabile della vita.

33367235b003c3f2fc11faf9

Inizierei da un tema concreto: la mostra “Omegalfa. The nemesis paradeigma”, che inaugurerà a breve a Milano. Spiegaci in sintesi la genesi del progetto e le aspirazioni in esso celate.
“Omegalfa” nasce dopo una sinergia concettuale con Stefano Sutti – il quale ha ottenuto che l’evento fosse ospitato dallo Studio Legale Sutti negli uffici milanesi in via Montenapoleone 8 – e l’Associazione Italiana Transumanisti. Ne consegue che questa mostra è stata concepita soprattutto per promuovere l’arte transumanista: io, da “icona transumanista”, proseguo il discorso che ho iniziato proprio a Milano l’anno scorso con “Transhuman Woman”, il lancio futuristico di una nuova arte tecnologica, la prefigurazione della bellezza dopo la scienza.
In questa direzione si muovono gli stessi Graziano Cecchini Rosso Trevi, il poeta futurista Roby Guerra e pochi altri.

Osservando le tue tele entriamo a contatto con mondi paralleli ed universi di fantasia magmatica. L’arte riproduce mimeticamente il reale, forse le sue sfaccettature meno note, o piuttosto trasfigura alchemicamente il cosmo che è insieme interno ed esterno alla nostra persona?
Ovviamente la mia arte attinge volentieri al mondo onirico/surrealista, ma è altresì attenta alla smaterializzazione in atto nei processi sociali contemporanei che avanzano verso un progressivo sbiadimento della materialità del mondo; la mia ricerca artistica vuole muoversi in una direzione opposta, partendo proprio dalla materialità del corpo e soprattutto del volto, per insinuarsi nei desideri e nelle incertezze dello spettatore, facendo così emozionare i suoi stati d’animo interiori.

art-340-8907-t

Da dove trai fonte d’ispirazione per le tue opere?
Come ti dicevo prima, le mie fonti d’ispirazione sono un mélange fra sogni antichi e realtà tecnologiche contemporanee, le cui radici sono però riposte nel futuro.

Quale significato assume il transumanesimo, filone scientifico/filosofico a te caro, in una prospettiva artistica?
Io considero il transumanesimo una profonda evoluzione scientifico-tecnologica del pensiero umanista rinascimentale. Sono inoltre d’accordo con Max More riguardo al fatto che il transumanesimo non può che esprimere i valori di espansione illimitata, autotrasformazione, ottimismo dinamico, tecnologia intelligente ed ordine spontaneo.
Per certe mie atmosfere transumaniste mi avvalgo di colori cosiddetti “cosmici” e attingo certamente alla lezione ancora
tutt’oggi stimolante di un Dalì o di un Kandinsky – quest’ultimo non a caso dionisiaco nell’azzurro del cielo.
Piu in generale, scommetto su una sintesi arte-tecnologia al femminile, una “meccanica rosa”, magari di un rosa shocking. Scienza e materia non sono in un certo senso proprio di genere femminile?

Ulteriori progetti in cantiere?
Oltre a vagliare proposte di mostre anche fuori dall’Italia, ho intenzione di mettere in cantiere un nuovo progetto: vorrei dar luce a un percorso autentico che mi porti a confrontare la mia poetica con altri artisti interessati alla stessa tematica. Il risultato finale potrà in tal modo essere sperimentato sotto molteplici chiavi di lettura.

Intervista a cura di Luca Siniscalco

1614568_10203460993995255_1362469338_o


Potrebbe interessarti anche