Letteratura

Dorothy Parker non si dimentica mai

Virginia Francesca Grassi
23 marzo 2014

PARKER

Dorothy Parker è sempre una sorpresa. Graffiante, iconoclasta, attualissima.

Senza dubbio si tratta di una delle più acute e sensibili – nonché sottovalutate – scrittrici ed intellettuali del secolo scorso. In Italia viene riscoperta periodicamente da neofiti e vecchi estimatori, e infatti non è un caso se, dopo diversi anni di latitanza, è proprio una casa editrice attenta alle scrittrici dimenticate come Astoria a riportarla oggi in libreria con Eccoci qui, una raccolta di dieci magistrali racconti.

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Nata nel 1893 dal ramo povero dei Rothschild, Dorothy Parker, per gli amici Dot, si impose giovanissima nel panorama intellettuale americano: da poetessa autodidatta si fece notare sulle pagine di Vanity Fair, lavorando poi per Vogue e per il New Yorker – di cui divenne collaboratrice sin dalla sua fondazione, nel 1925. Ad accompagnare gli alti e bassi di una carriera tanto sfolgorante quanto discussa, un estro anticonformista, una vita sentimentale tormentata ed un’emotività incredibilmente fragile – furono infatti almeno tre le volte in cui tentò il suicidio –, ben nascosta dietro tutta l’eccentricità di uno spirito aspramente caustico.

Il suo sguardo acuto, il sarcasmo che non fa sconti a nessuno – maestra di flagellante autoironia –, la ferocia umoristica delle sue pagine, accompagnate da una discreta dose di snobismo intellettuale, mettono a nudo vizi e virtù dei patinati salotti newyorkesi, smascherando meschinità, miti e fobie dei suoi personaggi.

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Ne sono esempio l’agghiacciante perbenismo di Mr Durant, la perfezione tutta apparente di Un bel quadretto o il razzismo ipocrita di Composizione in bianco e nero – da cui traspare l’impegno politico che fece di Dot non solo una comunista indagata dall’FBI in pieno maccartismo, ma anche un’appassionata sostenitrice di Martin Luther King e della lotta per i diritti civili. O ancora la leggerezza tagliente del buon costume riguardo gli affari di cuore di un racconto come Consigli alla piccola Peyton – di cui non si può non citare la celebre chiosa: “Love is like quicksilver in the hand. Leave the fingers open and it stays. Clutch it and it darts away” –, per finire con l’amarezza malinconica, in gran parte autobiografica, di quello che è considerato uno dei capolavori della scrittrice, Una bella bionda.

Virginia Grassi

“Eccoci qui” di Dorothy Parker, Astoria edizioni, traduzione di Chiara Libero, pp. 166.


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