Letteratura

Duelli di inchiostro

Virginia Francesca Grassi
23 febbraio 2014

coopertina articolo

La storia della letteratura che nessuno vi ha mai raccontato: quella della guerra condotta in punta di penna tra i pesi massimi del bello scrivere.

Armati di carta e inchiostro, sul ring del sistema letterario, troviamo gli autori di ogni epoca impegnati in spassosi duelli all’ultimo vocabolo, tra arguzia sottile e volgarità dilagante: del resto, chi meglio di un artigiano delle parole potrebbe comporre i più esilaranti insulti che abbiate mai sentito?

Ed ecco allora Virginia Woolf su James Joyce, “[L’Ulisse è] l’opera di un nauseabondo studente universitario che si schiaccia i brufoli”, Ernest Hemingway su William Faulkner, “Povero Faulkner. Davvero crede che i paroloni suscitino forti emozioni?”, passando per Gore Vidal su Truman Capote, “È in tutto è per tutto una casalinga del Kansas, pregiudizi compresi” e, a sua volta, Truman Capote su Jack Kerouac, “Quello non è scrivere, è battere a macchina”, per arrivare a Gustave Flaubert su George Sands, “Una muccona piena di inchiostro”.

A raccoglierli e a raccontarceli in un agile pamphlet, Nemici di penna, insulti e litigi dal mondo dei libri, non poteva essere che un appassionatissimo lettore dallo spiccato sense of humor come Giulio Passerini. Ufficio stampa di E/O, per cui dirige la collana degli Intramontabili, Passerini scrive di grafica per Panorama.it, di innovazione e editoria per Ho un libro in testa e di copertine sul suo blog Who’s the reader; per Hacca ha poi curato i Racconti del giorno e della notte di Giuseppe Bonura.

copertina libro

Perché un libro sulla nobilissima arte dell’insulto –  “La torsione imprevista di un ragionamento implacabile”?
Mettiamola così: è notte, la strada è buia, di colpo di trovi nel bel mezzo di una rissa. Chi vorresti accanto? Uno piuttosto grosso che sa come menare le mani, immagino. Ecco, gli scrittori sono tipi piuttosto grossi che, in caso di bisogno, sanno come usare le parole. L’insulto in letteratura raggiunge dei livelli propri dell’opera d’arte.

Per costruire la narrazione hai attinto alla tua memoria o hai fatto delle ricerche specifiche?
Io non ho una buona memoria, ma il bello di un insulto come si deve è che ti rimane impresso per sempre. Comunque non me ne ricordavo che due o tre, tutto il resto è frutto di una ricerca molto specifica. Seguivo i nasi rotti…

Ebbene, adesso scommettiamo che vorrete un assaggio: e allora, signore e signori, buono spettacolo! Leggi un estratto

Virginia Grassi

“Nemici di penna” di Giulio Passerini, Editrice Bibliografica, pp. 96.


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