Cinema

Dunkirk: vittoria o sconfitta (per Christopher Nolan)?

Michela D'Agata
24 agosto 2017

Il tanto invocato ritorno di Christopher Nolan nei cinema  di tutto il mondo sta per diventare realtá: il  31 agosto uscirà nelle sale italiane Dunkirk, un film di guerra e sopravvivenza tratto dall’episodio storico dell’evacuazione di 338.226 soldati inglesi dalla spiaggia di Dunkerque in Francia, avvenuta tra il 26 maggio e il 4  giugno 1940.

Noi l’abbiamo visto in anteprima a Parigi, dove é uscito il 19 di luglio. Definita da Churchill “Il miracolo delle barchette”, l’operazione di salvataggio, detta operazione Dynamo, ebbe successo  solo grazie all’aiuto di piccole imbarcazioni private di proprietà di civili che partirono dall’Inghilterra e attraversarono la Manica.

La narrazione si svolge su tre piani separati (terra, cielo e mare), ad ognuno dei quali corrisponde una diversa porzione temporale: un’ora per gli aerei in cielo,  un giorno in acqua ed una settimana sulla terraferma.

Tra le nuvole abbiamo Tom Hardy, un pilota inglese che con il suo aereo caccia Spitfire ha il compito di individuare i bombardieri tedeschi ed abbatterli prima che attacchino. Mark Rylance veste invece i panni di un privato cittadino inglese che con la sua barca (nel film è usata una barca d’epoca originale) andrà personalmente a salvare i soldati britannici dalle torbide acque della Manica. Nel frattempo sulla spiaggia di Dunkerque circa 400.000 anime aspettano il miracolo. Molti  soldati, capitanati da Kenneth Branagh, sono ammassati come sardine su un lungo molo in attesa dell’ennesima imbarcazione militare che tenterà di riportarli in patria prima di essere sistematicamente bombardata dai tedeschi, altri sparsi per la sconfinata spiaggia sono in cerca di qualsiasi altro disperato espediente per potersi salvare.

I giovani combattenti, interpretati da attori semi sconosciuti, ad eccezione di Harry Styles (leader della band One Direction), versano in condizioni disumane e gli stessi attori sono stati costretti ad aspettare ore intere infreddoliti e schiacciati l’uno contro l’altro sul molo, rinunciando ad ogni tipo di comfort, per rendere il tutto più veritiero. Il senso di angoscia e soffocamento, ma soprattutto di paura, si percepiscono appieno anche grazie alla battente musica del maestro Hans Zimmer (qui alla sesta collaborazione con Nolan), la vera protagonista della pellicola: un sottofondo incalzante che scandisce i tempi del montaggio e che richiama il battito di un cuore affannato e disperato.

La realtà é poi ulteriormente amplificata grazie alle cineprese Imax di 25 chili portate a spalla dal direttore della fotografia Hoyte Van Hoytema, abile nel costruire geometrie visive di forte impatto.

Tecnica pazzesca, attrezzature super tecnologiche, ambientazioni e oggetti di scena fedelissimi alla storia sono merce rara nel mondo cinematografico oggi, ma  forse questo non basta per gridare tutti in coro al capolavoro. Grandissima pecca di questa svolta realista di Nolan è purtroppo il non dare possibilità allo svolgimento di una qualsiasi trama (ridotto è infatti il minutaggio rispetto agli altri film del regista, solo 107 min): lo spettatore si trova in attesa di una svolta narrativa che purtroppo non arriverà mai. La recitazione di molti interpreti in un inglese un po’biascicato appare poi un po’ piatta,  risultato dato anche dalla quasi assenza di dialoghi nell’intera pellicola.

La “perfezione” e l’accuratezza registica sono caratteristiche che da Christoper Nolan, sebbene sempre da ammirare, non dovrebbero rappresentare una novità, né tantomeno un qualcosa di inaspettato; il semi-deludente resto, per chi ha il coraggio di discostarsi dal coro, probabilmente sí.


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