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È morto Ariel Sharon, il leader controverso d’Israele

Maria Stella Gariboldi
12 gennaio 2014

ariel sharon

Ariel Sharon si è spento oggi  nell’ospedale di Tel Ha Shomer nei pressi di Tel Aviv; aveva 85 anni, da otto si trovava in stato vegetativo.

Israele dice addio a una delle figure più importanti della sua storia recente, protagonista della vita politica, “falco” nella questione palestinese. Leader della destra nazionalista fino all’ictus che lo colpì nel 2006, “Arik” (leoncino) non fu solo il “Padre della Patria” che i connazionali ricordano, ma anche una figura estremamente controversa: “un grande guerriero e leader militare” lo ricorda il primo ministro Netanyahu, “un soldato valoroso e un leader che sapeva osare” per il presidente Shimon Peres; “un criminale” secondo Al Fatah.

Un uomo che ha mosso importanti passi di pace con il ritiro delle truppe israeliane da Gaza, ma a cui si deve anche quella famosa passeggiata sulla Spianata delle Moschee a Gerusalemme, scintilla della Seconda Intifada.

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Una vita spesa in guerra lo portò dal villaggio ebraico di Kfar Mallal, in Palestina, ai vertici del potere militare. Dalla fondazione dell’esercito d’Israele nel 1948, Sharon giocò una parte attiva nelle guerre d’Indipendenza, del Sinai, dei Sei Giorni, dello Yom Kippur.

A capo dell’Unità 101, negli anni Cinquanta guidò le rappresaglie israeliane contro le incursioni palestinesi, operazioni militari in cui vennero uccisi anche molti civili. Risale a questo periodo il famigerato massacro di Qibya  in Cigiordania, in cui morirono 96 arabi, per la maggior parte donne e bambini.

Lasciato l’esercito, Ariel Sharon si avvicinò al partito Likud, per cui fu deputato e in seguito ricoprì diversi incarichi di governo. Fu ministro della difesa nel 1982,  quando Israele invase Beirut durante la guerra civile libanese, ed è considerato responsabile di massacri di palestinesi come quello dei campi profughi di  Sabra e Shatila, il cui numero di vittime rimane tuttora oscuro.

Primo ministro nel 2001, nel 2005 Sharon avvia le operazione di ritiro dell’esercito dalla striscia di Gaza, una mossa importante in vista del processo di pacificazione. Nello stesso anno fonda il partito centrista Kadima, a cui partecipa anche Shimon Peres.

I problemi di salute iniziano a susseguirsi fino al gennaio 2006, quando una emorragia cerebrale lo trascina nel coma.

Restano ora le parole dello stesso “Leone di Dio”, che ad Antonio Ferrari diceva: “Non voglio che i libri di storia mi ricordino come uomo di guerra. Voglio essere ricordato come uomo di pace”.

Maria Stella Gariboldi