Leggere insieme

È utile avere una paperella

Marina Petruzio
10 aprile 2016

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Tra le novità nello stand di Logos edizioni al Bologna Children’s Book Fair appena conclusasi, spicca – e non solo per la cover giallo papero della scatola che lo contiene – È utile avere una paperella di ISOL. Pubblicato nel 2007 in Messico va ad arricchire e completare quanto sin’ora tradotto dell’autrice, vincitrice del The Astrid Lindgren Memorial Award edizione 2013. Titolo originale Tener un patito es util.
Punti di vista.
È utile avere una paperella, dal punto di vista del bambino che la trova abbandonata, la raccoglie e la utilizza nei modi che la sua immaginazione gli suggerisce. E trattandosi di ISOL verrebbe da chiedersi preoccupati in quali modi.
Se fosse un bambino piccolo il fortunato proverebbe subito a metterla in bocca, per assaggiarla un po’, in un orecchio per sentirla meglio o anche solo per sbaglio perché i becchi, si sa, finiscono un po’ dappertutto. Però se fosse piccolo avrebbe accanto un adulto che troverebbe il modo di sottrargli la paperella per restituirla al suo destino di gioco abbandonato e chissà poi da chi!
Siamo però in un albo di ISOL, è bene non scordarlo.
Gli adulti non esistono, né sterili né batteriologicamente contaminati, né moderni e aperti ad una possibile adozione, seppur previa accurata disinfezione. Il bambino di ISOL agisce da solo.2

Vive la sua esperienza di bambino da bambino. Perfettamente emancipato, sereno in quello spettro di autonomia che gli è stato donato e nel quale sguazza felice alternando momenti di socialità convenuta a momenti di libero sfogo di libero istinto, dove è perfettamente normale trovare una paperella raccoglierla e usarla per…dondolarsi, ad esempio. Con l’aria il più soddisfatta possibile, possibilista sulla sua eventuale (ed auspicata) esplosione.
Sebbene lo sguardo del piccolo protagonista sia decisamente poco ebbro di quell’eccitazione satanica che ben contraddistingue l’infanzia illustrata da ISOL e che spesso coinvolge chi ancora non sa bene convogliare ed usare in modo equilibrato forze ed emozioni, chi del gioco fa ragione di vita com’è giusto che sia e dell’ infanzia il parco giochi nel quale realizzare anche l’impossibile.
Così, in quest’albo a leporello – fisarmonica -,  si aprono letteralmente una serie di possibilità di utilizzo di una paperella orfana. Di un gioco abbandonato per caso o volutamente.
E tutti sappiamo quanto soffrono i giochi in questa situazione.

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Una paperella gialla si può usare come cappello – magari sperando cada con un tonfo sonoro -, come pipa o come fischietto – gonfiandola anche un po’, chissà mai…. -, per asciugarsi e stapparsi le orecchie dopo il bagno – dopo aver provato ad usarla come naso al posto del proprio -, e poi lasciarla lì, senza abbandonarla nuovamente – colpo di scena- nella vasca da bagno impegnata nel suo nuovo ruolo di tappo.
Come potrà sentirsi una paperella gialla in questa nuova situazione, in una nuova casa con un nuovo bambino, unica persona in grado di ridarle la dignità di giocattolo utile?
Arrivati qui basta chiudere il libro per vederlo riaprirsi su un’altra cover, su un titolo che risolve la curiosità di tutti: È utile avere un bambino.

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Le pagine non sono più giallo papero, ma azzurro bambino. Di quel l’azzurro che in una piccola banda sul giallo indicava la divisione delle scene e la piegatura della pagina nella storia precedente e che qui diventa giallo.
Il narratore non più il fortunato Gastone che tutto trova ma la paperella trovata.
Animo gentile e ferito, alla paperella non par vero di aver un bambino che le massaggi la schiena, che se la ponga in capo per farle ammirare il paesaggio, offrendole un’altro punto di vista. Che le dia dei baci, la cera sul becco ponendosela nell’incavo dell’orecchio e rigirandola per bene, che la faccia giocare in equilibrio sul suo naso come fosse una di quelle figure così care alle grondaie di tutti i paesi dei mondi fantastici. Una gargolla appunto! Un bambino che abbia cura di lei e che le faccia fare saltuariamente un bel bagno, una nuotatina in tiepide acque e poi le conceda un suo spazio di riposo, un buchino tutto suo per dormire laggiù in fondo a quel lago.
Punti di vista.
Un segno unico, pastoso, nero per bambino e papera.
Giocato su un dualismo ben esplicitato: due tinte piatte, un giallo e un azzurro, due protagonisti, un bambino e una paperella. Due punti di vista, due soggettività, per raccontare lo stesso avvenimento.
Una narrazione semplice, risolta in poche parole nella pagina di sinistra racconta l’illustrazione a destra. Due elementi (testo e illustrazione) che non possono vivere separati: l’uno racconta l’altro e viceversa, il libro va letto e guardato, ascoltato e guardato.
Da una parte uno stile asciutto da manuale di istruzione sui mille e uno modi di usare una paperella, dall’altro un racconto che cela risvolti di grande e buon cuore. La paperella sembra vera ha un’anima ed un pensiero, la percepiamo viva e non di gomma come forse dovrebbe o potrebbe essere. Il bambino ha sentimenti veri che umanizzano l’amico-gioco che ricorderà per tutta la vita. Così come la paperella ricorderà per sempre il bambino! Lo scambio è osmotico sebbene i due muovano da punti di vista differenti.
Un albo ironico sulla soggettività, sulla relatività, sui punti di vista differenti.

È utile avere una paperella
di ISOL
Edito e distribuito da Logosedizioni
Traduzione Valentina Vignoli
Euro 14
Età di lettura per tutti


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