Il mio punto di vista

Ecco a voi le super mamme Giorgia Fantin Borghi e Valentina Tosoni

Gabriella Magnoni Dompé
4 novembre 2012

Benvenute a tutte,
eccoci qui per l’ultimo imperdibile appuntamento con Mamme in carriera, il programma dedicato a tutte coloro che, come me e le mie ospiti, sono sempre alla ricerca di quel difficile equilibrio che quotidianamente rincorriamo, divise tra impegni familiari e professionali.
Con me oggi Giorgia Fantin Borghi, mamma fantastica e wedding specialist, scrittrice di successo con il suo “Un matrimonio da sogno”, blogger in “La quinta fetta di torta” e collaboratrice presso varie testate giornalistiche, in cui dispensa ottimi consigli di bon ton. Assieme a lei nel mio salotto, Valentina Tosoni, apprezzatissima voce di Radio Deejay, giornalista, laureata in Storia dell’Arte, collaboratrice con i siti online di La Repubblica e L’Espresso.

La puntata, andata in onda il 31 ottobre su Easybaby, canale 137 di Sky, è stata dedicata ad un tema che sento molto vicino.

Partiamo dunque subito con una domanda: secondo voi è possibile conciliare i nostri impegni di mamme attente e presenti, ma anche di donne capaci di far fruttare la propria carriera professionale?
“Io faccio fatica a programmare, lascio che le cose avvengano”, esordisce Valentina. Mi racconta che mentre lavorava come giornalista a Roma ha incontrato suo marito; i figli sono arrivati di conseguenza, quasi “a ruota”, come dice lei. La vera fortuna è stata però questa: i periodi più complessi della maternità, soprattutto l’inizio, quel misto di meraviglia e timore in cui non si sa mai cosa aspettarsi, hanno coinciso con fasi più brillanti e significative della carriera.”Ho portato tutto avanti senza pormi dei limiti, senza lasciarmi spaventare dagli ostacoli”.

E’ in effetti tipico di noi donne, quando si sta bene in gravidanza, sentirci positive e cariche. Ma l’organizzazione spesso diviene complessa, sembra che gli eventi ci sovrastino, quindi non è così scontato che la carriera e i figli possano andare d’accordo.
Giorgia, al contrario di Valentina, invece ha voluto programmare tutto: proprio lei che è un’organizzatrice di professione, lo è stata sin da subito anche nella gestione della gravidanza. Lavorava con grande soddisfazione per una multinazionale americana, ed era certissima di continuare lì il proprio percorso. “Sono andata via l’ultimo giorno dell’ottavo mese: facevo ciaociao con la manina, salutando tutti e dicendo ‘ci vediamo tra quattro mesi!’. Quando però è nata mia figlia sono un po’ caduta dalle nuvole, mi sono detta: e ora cosa faccio adesso con questo fagottino? Non potrò mica lasciarlo qui mentre viaggio per tutta Europa. Da lì ho cominciato a ripensare a tutta la mia vita, a quello che volevo e a come avrei potuto organizzarmi per essere mamma e donna che lavorava”.

In effetti anche a me è successa la stessa cosa con Rosyana: finchè se ne era stata lì, buona nella mia pancia, ero tranquillissima, ma appena ce l’ho avuta tra le braccia non sapevo più cosa fare. E’ innegabile, la maternità ci cambia tutte: cambiamo noi, cambiano le nostre carriere, cambiano i nostri rapporti. Ma più spesso in meglio che in peggio!
E infatti la nostra Giorgia ha saputo osare, cambiando strada e creandosi il suo personale percorso, proprio a partire dalla nascita del suo primo bimbo. I clienti che aveva conosciuto nel precedente lavoro sono stati la base di questa nuova avventura; man mano hanno cominciato ad affidarle impegni, per così dire, più personali: una festa di compleanno, una cena importante, un piccolo ricevimento, il matrimonio dei figli. Risale poi a quel periodo – ormai 10 anni fa – una scoperta straordinaria: “Nella Padova di metà secolo mia nonna insegnava il galateo alle signorine da marito e organizzava matrimoni. E’ stata una folgorazione, mi sono detta: questo è un segno!”.

Insomma, “organizzazione” è sempre una parola chiave per ogni mamma che lavora, ma quindi vediamo un po’ se le nostre due amiche sanno aiutarci svelandoci qualche segreto su come sono riuscite a mandare avanti questo complesso gioco ad incastro fatto di mariti, figli, carriera e relazioni sociali.
Valentina purtroppo non ha potuto ricorrere all’aiuto della famiglia, troppo lontana da raggiungere, quindi all’inizio della loro nuova vita milanese lei e il marito hanno dovuto ricorrere ad una babysitter – questo è un problema ormai molto comune: pochissime sono ormai le nonne disponibili e vicine che possano darci una mano. Ma la tata si è poi rivelata fondamentale per la gestione familiare: “Ho fatto totale affidamento su di lei, è stata come una seconda madre per i miei bambini, e in un certo senso anche per me; da lei ho imparato moltissimo. Li sapevo in ottime mani, ero tranquilla e quindi riuscivo a lavorare bene. Ovviamente cercavo di passare più tempo possibile con loro: mi ricordo queste mini fughe dal lavoro, perchè non mi bastava sentirli per telefono…Poi è stato importante sfruttare tutte le occasioni offerte da nido e asilo, che è un luogo importantissimo per tutti i bambini, soprattutto per la socializzazione”.

Quando si diventa madri le priorità cambiano, si sa. Ma se non avessimo avuto figli siamo proprio sicure che avremmo scelto la stessa carriera?
Le mie ospiti su questo non hanno dubbi e si trovano perfettamente d’accordo. Nel caso di Giorgia, più che ipotizzare il caso in cui non fosse diventata mamma, bisogna chiedersi cosa avrebbe fatto senza la su nonna! Perchè in realtà è stata proprio lei il fulcro della sua vita professionale. “Certo, se non avessi avuto figli non saprei esattamente cosa sarebbe successo…ma sento di conoscermi abbastanza bene e di sapere che l’organizzazione in generale è nel mio DNA. Insomma, se non avessi avuto l’idea di fare proprio questo lavoro ci sarei comunque andata molto vicino”.
Valentina è ancora più decisa sull’argomento: è assolutamente sicura che avrebbe fatto la stessa identica carriera, proprio perchè è questo che ha sempre sognato di fare, ed p proprio questo l’ambito in cui si sente maggiormente appagata e capace di dare il meglio di se stessa. “I figli non mi hanno limitata, anzi sono stati uno sprone, un aiuto. Certo, qualche senso di colpa strada facendo c’è sempre, ma mi sembra una cosa piuttosto naturale quando si hanno dei bimbi piccoli e si è combattute tra loro e la carriera. Anzi, forse si può dire che sono stati proprio loro a spingermi nella mia vita professionale: ho avuto l’esempio di una mamma lavoratrice, che nonostante ciò mi ha sempre seguita ed è stata presente”. Insomma, poche parole e tanto esempio, ragazze, la vostra Gabriella lo ripete spesso.

Due mamme felici e realizzate nei loro rispettivi percorsi lavorativi, anche e soprattutto con l’arrivo dei figli…cosa si può volere di più? Ma c’è mai stato un momento particolare della carriera di queste donne straordinarie in cui sono rimaste deluse? Un progetto o un’occasione particolare a cui hanno rinunciato perchè considerate meno affidabili e operative proprio perchè madri?
Giorgia è stata fortunatissima, un caso più unico che raro. Aveva un capo donna con due figli, una persona fantastica che l’ha molto aiutata: “E’ soprattutto grazie a lei che ho imparato che il fatto di essere donne realizzate sia sul lavoro che in famiglia sono due cose che vanno su binari paralleli”.
Si sa però di casi in cui purtroppo quando si torna da mamme al lavoro questo può essere un ostacolo. I colleghi ti ritengono meno efficiente, ci sono più impegni, si è fisicamente più stanche…e capita di essere declassate  o emarginate. Di fatto oggi le mamme che riescono davvero a fare carriera sono dei fiori all’occhiello, e ogni azienda o società dovrebbe essere felice di aprire le porte a queste donne meravigliose. Anche Valentina ha trovato molta solidarietà nel suo ambiente di lavoro, e non solo femminile: “Ero una delle poche mamme e questo fatto…beh, inteneriva anche gli uomini! Quando le riunioni si protraevano fino a tarda sera e io cominciavo a preoccuparmi perchè sapevo di dover tornare a casa dai bambini, ho trovato tante belle persone che mi hanno capita e appoggiata”.

Una cultura della solidarietà è quello che ci vorrebbe per far crescere questo Paese, per far sbocciare tutte le capacità e la creatività che molte donne hanno, ma che faticano a dimostrare. In particolare credo che un bonding al femminile sia davvero quello che noi tutte dovremmo augurarci per il domani, e soprattutto per quando saranno le nostre figlie ad essere madri. Concludo la puntata e, ahimè, la serie, proprio con questo augurio e questo spunto di riflessione.
E’ stato un piacere e un onore poter condividere con tante mamme e donne di successo questa esperienza. Spero che il programma sia servito alle molte che, come me e come noi, hanno e avranno sempre bisogno di uno spazio di confronto e di crescita, un luogo dove ascoltarsi, aiutarsi e capire che noi mamme in carriera non siamo affatto sole! Infine vi saluto con il mio consueto omaggio floreale: una rosa in onore della mia dolce Rosyana, a lei che è stata una delle spinte più forti verso questa bella avventura che è stata Mamme in carriera.

La vostra Gabriella Magnoni Dompé

 

 

A cura di Virginia Grassi