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Ed ecco Paltrinieri: l’oro che conta di più

Riccardo Signori
14 agosto 2016

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Gregorio Paltrinieri e Gabriele Detti hanno riscattato la debacle del nuoto italiano. E nella debacle non va inclusa Federica Pellegrini, che non ha raggiunto una medaglia ma ha perso lottando fino all’ultimo. Invece Gregorio Paltrinieri ha messo tutta la forza e la spavalderia dei suoi 21 anni per andarsi a conquistare la medaglia che tutti gli assegnavano, ma che solo la gara poteva consegnargli. Se l’è presa come solo sapeva fare Grant Hackett, l’australiano per anni cannibale delle lunghe distanze.

Paltrinieri è partito, ha preso la testa e non ha mollato nulla, nemmeno l’idea di battere anche il record mondiale dei 1550 metri stile libero. Sono stati spalla a spalla, lui e il record, fino agli ultimi cento metri, quando fatica e forse tensione hanno tolto a Greg forze e nuotata da divoratore d’acqua. Dietro di lui gli avversari si sono sciolti. L’americano Jagger ha tenuto il posto da podio e Gabriele Detti, forte del suo senso tattico in gara, è andato a risucchiare gli avversari per prendersi anche lui il podio e cantare “Fratelli d’Italia”con Paltrinieri.

Così facendo, i nostri due migliori nuotatori hanno dato a tutti una lezione sulla vittoria: uno, spinto dalla forza della qualità e della classe, l’altro, sfruttando la capacità tattica instillata dallo zio Stefano Morini, che è anche l’allenatore di Greg. Solo che Greg ogni tanto dimentica di ascoltarlo. “Lui mi dice sempre di partire piano eppoi accelerare, ma io stavolta sono partito forte. Me ne sono fregato. A me piace stare in testa, mi fa sentire bene”. E qui sta la differenza fra Paltrinieri e tanti altri, in queste parole spicciole ci sono i segni e i segnali di un campione. Paltrinieri doveva vincere perché il pronostico gli assegnava il compito, e così ha vinto. Senza indugi e senza intoppi, senza lasciare spazio agli alibi. Ha vinto, con lui, la legge del più forte: non solo nei muscoli ma pure nella testa. Aveva già dato un saggio ai campionati mondiali, ma le Olimpiadi hanno altro fascino ed altro peso nella testa degli atleti. Greg ha vinto una gara lunga dove il coraggio deve andare di pari passo con la consapevolezza della propria forza ed ha vinto in uno degli sport che rappresenta il fulcro delle olimpiadi, assieme all’atletica. Dove, fra l’altro, c’è grande rappresentanza di bandiere: in altri sport i confini sono ben più limitati.

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Sono bellissimi tutti gli ori italiani grazie ai quali, fra l’altro, i maschietti si prendono qualche rivincita sulle ragazze che hanno tenuto botta arricchendo il medagliere. Sport nobili, come la scherma e lo judo, ci hanno arricchito; fantastici tiratori e tiratrici ci hanno esaltato per tanta bravura e mira, ma l’oro del nuotatore è una medaglia che vale di più in termini di movimento globale. Il nuoto è una delle anime della storia dello sport, chi vince in piscina (come sulla pista di atletica) fa gonfiare il petto ad un intero Paese, senza distinguo di circoletti privati e orticelli spelacchiati.

Paltrinieri e Detti, entrambi ventunenni – ed è un particolare  che conta – ci hanno riportato ad una doppietta che solo Domenico Fioravanti e Davide Rummolo, nella rana, avevano inanellato nel 2000 a Sidney.

E oggi l’Italia del nuoto vive sull’asse tra Carpi e Livorno. Federica Pellegrini ha primeggiato per tanti anni, ora i maschietti vanno alla riscossa. Greg Paltrinieri arricchisce, anzi completa, un pedigree da vero campione (oro europeo, mondiale e olimpico nei 1500 stile libero, oltre a medaglie di diverso colore). Ragazzo dal sorriso sfolgorante, esplosivo anche nella presenza , non solo in vasca. Dovrebbero studiarlo, imitarlo e prendere esempio in tanti nel mondo del nuoto italiano, che ha dato pessima prova di sé in queste olimpiadi. Solo la boxe e, finora, poche altre discipline sono state più deludenti. Paltrinieri è un campione di tutti e per tutti. Ecco perché la sua medaglia vale di più.


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