Advertisement
Sport

Ed ora la Juve può vendere Pogba

Riccardo Signori
11 luglio 2016

150920187-e99356f5-9747-47b0-a78e-1f1fd036dce4

Da almeno un anno la domanda circola con insistenza. E le risposte sono state varie e svariate. La domanda: val la pena che la Juve venda Paul Pogba? Vendere o non vendere? Questo il problema. Chiusi gli europei, la domanda ha trovato risposta decisa, precisa e almeno due motivazioni sostanziose: vendere, vendere. Centoventi milioni (idea Manchester United) o , anche, soltanto 100 (offerti dal Real Madrid) sono un’enormità al confronto del suo valore reale. Pogba è bravo, ma non così bravo da cambiare i destini di una squadra. La Francia ne sa qualcosa. Non sarà mai un Maradona o un Messi, non Pelè e Cruyff, ma neppure Luis Suarez (quello dell’Inter) e forse nemmeno Ya Ya Tourè. Nemmeno Platini e Zidane, tanto per citare due connazionali e, nel caso della Juve, aggiungiamo anche Omar Sivori.

Pogba è figlio del calcio atletico di queste stagioni, ma con l’animo svolazzante del francesino. La finale di Parigi ha confermato le impressioni. La Francia ha perso l’Europeo prima ancora che lo vincesse il Portogallo. Il suo leader ipotetico nulla ha fatto per cambiare il destino della partita. Il Portogallo, senza Cristiano Ronaldo, ha ugualmente rifilato l’ultimo schiaffo. Meglio che Pogba prenda lezioni da CR7, magari a Madrid. Poi c’è tipo e tipo di francese calcistico. Pensi a Platini ma pure a Didier Deschamps, il suo commissario tecnico che in campo non mollava mai. Pogba è nessuno dei due, bisognerà attendere per una identificazione precisa. Non è decisivo come un attaccante dalle munizioni pronte e, soprattutto, non sa essere leader in ogni momento della sua stagione. La Juve ha dovuto supportarlo, la Francia ha scoperto la leadership di Griezmann per arrivare alla finale dell’Europeo.

Polpo Paul è stato ottimo nelle giocate, in certe giocate, solo in alcuni momenti.  Si dirà: è giovane, può crescere.  Altri giovani sono cresciuti più alla svelta di lui, lo svolazzo da francesino un po’ svaporato non gli manca mai. Poi, certo, di tanto in tanto sa essere un fantastico cavaliere dell’Apocalisse. Ma quanto valgono quei momenti: davvero i cento e 25 milioni di euro proposti dal Manchester United ispirato da Josè Mourinho?

Ecco perché la Juve può, anzi deve, cedere il suo francese e cercare di rinforzare la squadra come le riuscì con la vendita di Zidane. La prima motivazione dell’affare è quella che accompagna il buon senso: davanti a certe cifre  inutile chiedersi vale o non vale. E nemmeno dirsi: una grande squadra non vende gli uomini migliori. I club italiani non sono (più) nelle condizioni degli inglesi o del Real Madrid.

Eppoi, se nella tua storia riesci a vendere Zidane e anche Roberto Baggio, stai a porti un problema per Pogba? Suvvia, non scherziamo. La seconda considerazione vale l’istinto opportunistico: se non  sfrutti il momento, se non vai a firmare un contratto fuori da qualunque logica calcistico-commerciale, rischi di ritrovarti, fra un anno, con un giocatore svalutato. Sicuri che Pogba migliorerà? E se dovesse fermarsi dopo una stagione intensa con la Juve e a seguito di un campionato europeo che gli peserà?

Certamente il Real Madrid non si sarà mai pentito dell’acquisto di Cristiano Ronaldo e dei 90 milioni spesi per lui. Forse avrà avuto qualche dubbio sul rapporto dare-avere con Gareth Bale, che pure è notevolmente migliorato stando al Real.

Ecco Pogba può essere più bravo di Bale, certamente non raggiungerà le vette di CR7: lo dice già la sua avventura calcistica. Non c’è bisogno di aspettare qualche anno ancora.

Dunque la Juve dovrà ringraziare il senso affaristico e il fiuto nell’aver acquisito, nei tempi giusti, la sua miniera d’oro. Ringrazierà anche Mino Raiola, il manager che le ha fatto gestire il calciatore mentre lui si occupava dell’affare d’oro.

Per gli strani casi del pallone, non sempre riconducibili ad una logica calcistica, può essere peggio perdere Bonucci che Pogba. Viste le cifre che il Manchester City vorrebbe offrire per il difensore, l’affare andrebbe concluso. Ma, oggi, per lo spogliatoio bianconero e per l’assetto in campo, Bonucci non ha ancora rimpiazzi: la difesa della Juve deve fare i conti con età e infortuni di Barzagli e Chiellini. Bonucci è il miglior regista dal piede d’oro che una difesa possa augurarsi. Non a caso piace tanto a Guardiola. Che poi non sia un difensore sopraffino è altro discorso. Ma, a quel problema, ci ha pensato Barzagli, che invecchiando è migliorato ed ha svezzato il ragazzo. Come è sempre capitato per le grandi difese italiane. L’ultima grande ci riporta a quella del Milan: accanto a Franco Baresi sono cresciuti eccellenti (Maldini ottimo) difensori. Barzagli non è Baresi, ma è servito a modellare un difensore da 50 milioni di euro.


Potrebbe interessarti anche