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Edimburgo, il fascino dell’inverno

Carla Diamanti
11 gennaio 2018

 

Evocatrice, affascinante, raccolta, pittoresca. Le anime di Edimburgo si scorgono camminando per il centro dai due volti: quello nuovo dall’aspetto neoclassico e quello vecchio, della città raccolta attorno alla fortezza medievale. In attesa che torni il bel tempo e che riporti festival, musica di cornamuse, sfilate e migliaia di turisti, l’inverno ha il fascino del vento e delle sfumature di grigio. Quelle vere.

Spigolosa per certi versi, si addolcisce improvvisamente: basta spingere la porta di una sala da tè, accomodarsi e chiedere una porzione del tradizionale fruitcake, con i colori della frutta candita che si intrecciano come quelli dei tartan. Ognuno diverso, ciascuno unico, riconoscibile e riconosciuto, i motivi del kilt raccontano l’identità delle famiglie, ripercorrono la storia, sono impermeabili alle mode e alle epoche. Come il cardo, simbolo della Scozia e declinato in decorazioni, dipinti e oggetti di ogni tipo. Fra le nebbie che sembrano arrivare diritte dal Medioevo la fortezza si scorge, circondata dalle stradine acciottolate fra cui si nascondono piccoli cortili. Qui si affacciavano le dimore di nobili e mercanti e qui oggi si aprono incantevoli botteghe che si tingono dei colori del Natale. Le sue atmosfere hanno ispirato penne famose da cui sono nate storie e personaggi, qualcuno raccontato nelle sale del Writers’ Museum.

Fra Holyroodhouse e il Castello, il “Royal Mile” (è un soprannome: in realtà sono tre strade una dopo l’altra) richiama immancabilmente i miei passi. Comincio con una fetta di torta da Clarinda, la piccola e deliziosa sala da tè su Canongate. I negozi di tartan, declinato in sciarpe, coperte, cappelli e in ogni possibile variazione cromatica, mi accompagnano mentre risalgo la collina. Il vento diventa più forte man mano che la fortezza si avvicina. Dall’alto sembra che osservi le architetture neoclassiche della città nuova, diventata modello urbanistico per tutta l’Europa. Soprattutto per il verde e per i giardini, così straordinariamente inseriti nel tessuto urbano. Se fosse estate mi distenderei in quelli davanti alla National Gallery, dov’è appeso il dipinto di Reverend Robert Walker che pattina sul Duddingston Loch (e che vale la visita). Invece fa freddo e mi consolo con le vetrine di Princes Street, in attesa dell’ora giusta per un autentico Scottish Afternoon Tea, magari accompagnato da un concerto d’arpa, come nel prestigioso Balmoral hotel.


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