Arte

Efeso: crocevia unico di arte, storia e culture

staff
17 settembre 2011


Il filosofo Eraclito, il generale Alessandro Magno, l’evangelista San Giovanni: tre giganti della storia accomunati da una esperienza comune, il soggiorno, costante o temporaneo, nella splendida città di Efeso. Tale rilievo non risponde ad un semplice gusto aneddotico, bensì si erge a testimonianza simbolica della ricca sinergia culturale su cui si fondano le radici della località dell’Asia Minore ed in particolare del vastissimo sito archeologico che ci accingiamo a trattare. Le estese rovine della città, disposte in un brullo paesaggio mediterraneo, rievocano efficacemente la quotidianità di una polis classica, dove il brulicare dei turisti può suggerire con una buona dose di immaginazione la visione delle folle brulicanti per le vie del mercato, della Casa del Piacere e delle terme di epoca romana.
Ulteriore fascino è suscitato dalla stratificazione di tale centro urbano in cui i reperti più antichi, quali il tempio di Artemide, divinità protettrice della città, e le eleganti colonne ioniche, si fondono con i luoghi di età ellenistica, come l’Agorà, e con i monumenti romani. Fra di essi detengono particolare importanza artistica la fontana di Traiano, l’altorilievo rappresentante la dea della vittoria Nike, il piccolo teatro Odeon ma soprattutto le due perle in virtù delle quali il sito archeologico può competere degnamente con i più celebri siti collocati in Grecia e Sicilia: la biblioteca di Celso ed il Grande Teatro.
Il primo fu fatto costruire da Caio Giulio, figlio di Caio Celso, Console della Provincia dell’Asia nel 135 d.c.
Struttura maestosa, colpisce per l’incredibile stato di conservazione e per le quattro nicchie della facciata contenti altrettante statue raffiguranti i valori fondanti della biblioteca: Sofia(saggezza), Arete(virtù), Ennoia (intelletto) ed Episteme (conoscenza).
Il secondo esprime ancora appieno quelle emozioni che nella catarsi tragica furono oggetto di purificazione per gli antichi efesini. Appoggiato sul pendio occidentale del colle Panayir, con una capienza di 25 000 spettatori ed un diametro di 50 metri è dotato di una formidabile acustica, talmente chiara che parlando dall’Orchestra si è sentiti distintamente sino ai posti più elevati.
Questo gigantesco monumento non è importante soltanto da un punto di vista artistico ma anche storico e religioso, in quanto campo di aperto conflitto fra il paganesimo devoto ad Artemide ed il nascente culto cristiano predicato da San Paolo, che proprio ad Efeso fu incarcerato e successivamente costretto ad abbandonare la città. La presenza della cultura cristiana ebbe significativi risvolti artistici, documentati dalle numerosi croci apposte sulle architetture di origine pagana e da un luogo caro a tutti i credenti, la cosidetta Casa della Madonna, un’abitazione del primo secolo dopo Cristo dove secondo le visioni di una mistica tedesca, avvalorate dalle ricerche archeologiche e dagli scritti neotestamentari, avrebbe trovato rifugio la madre del Cristo dopo l’affidamento di quest’ultima al discepolo Giovanni.
Efeso dunque come culla di quella tradizione greca, romana e cristiana che in Turchia sarà contraddittoriamente assorbita, contrastata e rielaborata dalla cultura islamica.

 

Luca Siniscalco


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