Letteratura

Ehi voi, lo zio Hank è tornato

staff
13 maggio 2012

Ma se ne era mai andato? Siamo certi di no: i vecchi estimatori non hanno mai abbandonato il loro santo bevitore con la macchina da scrivere, i neofiti divorano tutto, estasiati ancora da quell’inchiostro rovente, il popolo di Facebook – e per questo ci viene un po’ da piangere – lo cita come paladino della vita sregolata accanto ad Oscar Wilde, e non importa se qualche volta, tra aforismi ed epigrammi, ci si confonde un po’ tra l’uno e l’altro.
Dopo una lunga attesa durata tre anni, dopo “Azzeccare i cavalli vincenti”, Feltrinelli riporta il romantico sporcaccione Charles Bukowski in libreria, proponendo una raccolta di inediti (in Italia, perchè in America erano già stati pubblicati su diverse riviste in un arco di tempo compreso tra il ’46 e il ’92) che sin dal titolo assicura la spacconeria di sempre del vecchio Hank: “Scrivo poesie solo per portarmi a letto le ragazze”. E in effetti, irriverenza o meno, il fascino del poeta maledetto – la macchina da scrivere, quell’aria vissuta, il sorriso beffardo, la cirrosi epatica… – ha conquistato verginelle alle prime armi e tardone improbabili, fuori e dentro la finzione letteraria.
Sesso, alcool, sport e cavalli, di tanto in tanto un lavoro al mattatoio o alle poste: gli ingredienti del più classico Bukowski, riversati, vomitati, ticchettati sulla pagina, tra autobiografia smaccata e invenzione amorale.
Li ritroviamo ancora qui, perdendoci tra alter ego e donnine allegre, stupratori e inquietanti antropofaghe, lenzuola sfatte e banchi della roulette, malinconie, sputi, imprecazioni e manifesti letterari. Sì, perchè “la poesia viene da dove hai vissuto e da come hai vissuto e da cosa ti porta a cercarla. Quasi tutte le persone sono già entrate nel processo di morte a cinque anni, e a ogni anno che passa c’è sempre meno di loro, nell’essere originali con l’opportunità di fare breccia e uscire e andarsene dall’ovvietà e dalla mutilazione”.
E come al solito chiudere il libro è come risvegliarsi con la vista annebbiata dall’alcool e il sapore acidulo del vomito, le ossa che scricchiolano e la sensazione di aver combinato qualcosa di piacevolmente osceno. Anche noi diseredati, anche noi gente dissacrata.

 

Virginia Grassi


“Scrivo poesie solo per portarmi a letto le ragazze” di Charles Bukowski, Feltrinelli editore, traduzione di Simona Viciani, pp. 312.


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