Interviste

Elio Fiorucci

staff
20 novembre 2009


Un incontro interessante quello con Elio Fiorucci, re della moda italiana, che nel suo studio ricco di fotografie, tra cui il celebre scatto di Steve McCurry apparso su National Geographic, non ha parlato solo della sua storia e delle tendenze in corso ma soprattutto dell’Italia e dei suoi problemi strutturali.
Appoggiando l’iPhone sul tavolo per registare l’intervista il celebre designer ha parlato delle nuove invenzioni tecnologiche come di “psicoprotesi”, oggetti straordinari che hanno aggiunto all’uomo nuove capacità e spesso vittime di giudizi spaventati di persone che vedono sempre e solo gli aspetti negativi delle cose.
“Ci si infastidisce sentendo suonare un cellulare al ristorante senza pensare magari alla gioia di un genitore nel sentire la voce di un figlio lontano. I nostri giudizi sono guidati dall’egoismo che ci pone sempre al centro del mondo e questo è un brutto segnale. Ho grande stima dell’umanità perchè non può essere giudicata in blocco ma è necessario prendere individuo per individuo e analizzare i misteri che ognuno di noi ha.”

Parliamo del suo storico negozio di Galleria Passarella.
E’ stato un punto d’incontro fondamentale nella Milano degli anni Ottanta e Novanta, un luogo in cui si respirava l’aria di Londra e New York.

Che cosa l’ha spinta a cedere i locali al colosso svedese H&M e a ridimensionare quello che significava il marchio Fiorucci?
Le scelte sono frutto di una complessità di motivi.
Sicuramente il punto vendita di Milano era un negozio troppo grande per una realtà piccola come la nostra. Vi lavoravano 90 persone e ogni giorno vi transitavano più di 5000 persone, insomma era una tappa obbligata per milanesi e turisti. I portieri d’albergo mi dicevano che gli stranieri chiedevano prima dov’era Fiorucci e poi dov’è Duomo.
Jean Paul Gaultier ha dichiarato in un’intervista che andava sempre nel mio store perché lì si vedeva quello che c’era di nuovo.
Quando abbiamo deciso di chiudere ci sono state tante dichiarazioni e un coro di tristezza si è levato da mezza Milano.

Che cosa l’ha spinta a creare un nuovo marchio come Love Therapy?
Quando ho venduto il negozio di Galleria Passarella ho ceduto anche il marchio e quindi avevo bisogno di crearne uno nuovo.
Allora mi sono chiesto “qual è stata la cosa più bella di Fiorucci, quella ricordata da tutti?
Gli angeli e l’idea della dolcezza, Fiorucci era un negozio in cui si entrava melanconici e si usciva stando meglio, uno spazio in cui trionfava l’amore, una sorta di terapia della luce e del colore.
Da questa considerazione alla scelta del nome il passo è stato breve.

Qual è la Sua idea di Milano?
Quando sono tornato a Milano dopo la guerra ho guardato la città e la prima impressione è stata che è il posto più bello che esiste.
Milano è anche e soprattutto milanesità, chiunque viene in questa metropoli viene coinvolto ed è caratterizzato dalla semplicità e dalla mancanza di paura, e quando finisce la paura inizia l’amore.

Cosa ne pensa dell’Expo?
L’Expo del 2015 è un’occasione unica e il Sindaco Moratti si è battuta tantissimo per ottenere questo evento.
La mia idea è che debba essere la prima tappa per dire che il food è importante e fondamentale.
Non si può continuare a guardare un mondo in cui c’è un miliardo di persone che muore di fame e cinque miliardi che sono crudeli con gli animali e sono solo carnivori.
Forse Expo 2015 potrebbe essere un momento importante per ragionare su queste tematiche.

Parliamo ora di moda.
Nel corso dell’ultima fashion week milanese siamo stati coinvolti da una serie di attacchi della stampa anglosassone che definiva le creazioni presentate adatte alle veline. Cosa ne pensa?
In primo luogo ritengo che il termine veline sia decisamente abusato.
Come si fa a dire che la moda italiana è in crisi?
La nascita della moda a Milano non è stata casuale. In Italia abbiamo ancora i distretti migliori al mondo, i marchi inglesi e francesi vengono ancora a produrre le lane a Biella o le calzature lungo il Brenta.
Io sono un inguaribile ottimista. Sono appena tornato da un viaggio a Shanghai e là tutti i ceti ricchi non fanno altro che aspirare all’italianità. Forse non esiste una crisi della moda ma una crisi di chi ci dirige: non è possibile che i turisti che giungono nel nostro paese vengano truffati e la magistratura non si occupa di questo ma solo di questioni ideologiche. La politica ha abbandonato tutto quello di cui si doveva occupare ecco quindi i risultati nelle Poste, nelle Ferrorie e nell’Alitalia. L’Italia non è riuscita a passare dalla dittatura alla democrazia. E’ ora di dire un mea culpa e cominciare a lavorare davvero senza stare a guardare ai colori dei politici. Nel nostro paese ci sono ancora luoghi che forse sono i più avanzati d’Europa e allora bisogna investire su quelli e fare leggi utili senza pensare all’ideologia. La politica oramai si combatte solo con pregiudizi senza valutare il valore delle persone.

Cosa ci dice di Baby Angel, il progetto che La vede coinvolto insieme a Oviesse?
Questa è una bellissima operazione, un successo enorme che ha portato alla vendita di oltre un milione di capi nel 2008.
Valentino in una sua recente intervista ha dichiarato che il bello si può trovare anche nei grandi magazzini e questo detto da una personalità fortemente legata al mondo del lusso è un messaggio molto importante. Le creazioni Baby Angel hanno prezzi bassissimi, qualità eccellente e uno stile molto bello.

Un messaggio in chiusura?
La gente ha voglia di amare e consumare.
Mandiamo in vacanza i politici per dieci anni e lasciamo fare alla gente da sola quello che sa fare.

Grazie davvero.

Intervista curata da Luca Micheletto e Leonora Cassata


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