Fotografia

Elliott Erwitt: l’uomo che immortalava le emozioni

Alberto Pelucco
5 agosto 2015
New York City, USA, 1946 Caption. Place. Year © Elliott Erwitt / Magnum Photos

New York City, USA, 1946
Caption. Place. Year © Elliott Erwitt / Magnum Photos

Uno dei risultati più importanti che puoi raggiungere, è far ridere la gente. Se poi riesci, come ha fatto Chaplin, ad alternare il riso con il pianto, hai ottenuto la conquista più importante in assoluto. Non miro necessariamente a tanto, ma riconosco che si tratta del traguardo supremo (…). Chiunque può diventare un fotografo con l’acquisto di una macchina fotografica, così come chiunque può diventare uno scrittore con l’acquisto di una penna, ma essere un buon fotografo richiede più che la semplice perizia tecnica. Basta poco per capire se qualcuno è dotato di senso di stile, senso della composizione e un grande istintività. Tuttavia, tutte le tecniche del mondo non possono compensare l’impossibilità di notare le cose” – E. Erwitt

Fotografare le emozioni a partire da un’attenta osservazione della realtà. Ecco Elliott Erwitt, tra i più grandi maestri della fotografia mondiale di tutti i tempi e protagonista della mostra “Elliott Erwitt: Retrospective”, fino al 30 agosto al Lu.C.C.A. – Lucca Center of Contemporary Art.

Nato nel 1928 in Francia da una famiglia di emigranti russi, Elliott visse qui e in Italia, prima di trasferirsi negli Stati Uniti. Dopo un’esperienza di addetto alla camera oscura presso un laboratorio di fotografia, nel 1951 fu chiamato dall’esercito americano, dove conobbe personalità di spicco della fotografia dell’epoca, come Henri Cartier Bresson, Roy Stryker e Robert Capa. Dal primo imparò a cogliere il soggetto nel suo attimo più splendente; dal secondo a trasformare il modo in cui guardiamo le fotografie; dal terzo il gusto per il vero e il drammatico.

California, USA, 1955 Caption. Place. Year © Elliott Erwitt / Magnum Photos

California, USA, 1955
Caption. Place. Year © Elliott Erwitt / Magnum Photos

Erwitt cattura le emozioni degli esseri umani in modo semplice e sincero, non senza un tocco di umorismo. Effetti di chiaroscuro, disinteresse per lo sfondo, insieme a un’accurata osservazione della realtà sono le chiavi per immortalare e canzonare persone e animali, colti in atteggiamenti apparentemente insignificanti e a volte anche comici, ma sempre in grado di suscitare empatia nell’osservatore. Erwitt schernisce, sempre in modo benigno, i difetti dell’essere umano, per porre in luce la sua vera sostanza. E lo fa con una semplicità istintiva notevole. Basta vedere come egli, pur essendo stato un fotografo al seguito dell’esercito, non concede spazio nei suoi scatti a violenza, sofferenza o crudeltà. Non esistono quartieri degradati o ammassi di macerie, ma dominano cani, bambini e famiglie numerose. Lo stesso vale per i ritratti di personaggi famosi– sono tanti, da Kruscev a Nixon, da Marilyn Monroe a Che Guevara – catturati nella massima spontaneità.
Ad attrarre il nostro artista sono specialmente i paradossi: le sue fotografie giocano sugli accostamenti e prendono in giro i difetti dell’essere umano, smontandolo bonariamente e sottolineandone l’ipocrisia. Nelle sue immagini emerge, chiaro ed evidente, il labile confine tra il senso e il non senso, tra quello che guardiamo e quello che lo sguardo artistico ci permette di vedere. La fotografia di Erwitt non è semplice: non sempre quello che osserviamo corrisponde a quello che ci vuole suggerire il suo occhio, maestro nel cogliere l’aspetto umoristico e al contempo la sottile vena tragica di ogni situazione. I suoi personaggi, celebri e non, rivelano le emozioni che accomunano tutti noi. La sua tecnica cattura senza sforzo le ironie e il lato tragicomico dell’esistenza, dove un cane microscopico ruba la scena alla “proprietaria” dei piedi in primo piano (notare il contrasto della composizione: cane a sinistra, piedi a destra). O dove è ben poco lo spazio riservato alle effusioni di due innamorati, in una scena quasi esclusivamente occupata dal mare, il cui significato – se esiste – è ambiguo, difficile da cogliere. Qui, ancora una volta, il contrasto è vero protagonista: il singolare (l’uomo) contro l’universale (il mare e la natura); l’interno (la macchina dove sono i due amanti) contro l’esterno. Una poetica degli opposti di cui era maestro riconosciuto quel Robert Capa, che lo invitò alla Magnum Photos, con cui ancor oggi collabora.

 

“Elliott Erwitt. Retrospective” – a cura di Maurizio Vanni
Dal 18 aprile al 30 agosto 2015
Lu.C.C.A. – Lucca Center of Contemporary Art, Via della Fratta, 36 – 55100 Lucca

Per info:
Web: www.luccamuseum.com
Mail: info@luccamuseum.com
tel. +39 0583 492180

Orario mostra:
Dal martedì alla domenica 10 – 19
Chiuso il lunedì
Biglietti: intero 9 euro / ridotto 7

 

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