Cinema

Elysium: ennesimo round tra ricchi e poveri

Giorgio Raulli
13 settembre 2013

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In un lontanissimo futuro sulla Terra saranno rimaste solo le classi più povere, tra lavoratori sfruttati e criminali incalliti, tutti strettamente controllati da robot e dalle tecnologie di Elysium, una stazione spaziale dove vivono ormai da anni le persone più abbienti. Un giorno un operaio ex-galeotto, Max (Matt Damon), viene esposto in modo mortale a radiazioni che gli lasciano solo 5 giorni di vita: la sua unica speranza è la tecnologia medica, miracolosa, di Elysium.

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Il regista Neil Blomkamp riprende il tema sfruttatissimo della differenza sociale, della lotta alla sopravvivenza nei ghetti alla ricerca disperata del benessere; quella che Blomkamp immagina è una società dal capitalismo estremizzato, dove l’unico modo per conservare le ricchezze è l’esclusione totale delle classi povere, un mondo che talvolta sembra di intravedere realmente all’orizzonte. Alla fine però, tale aspetto critico sovrasta completamente tutto il film, riducendo la trama di Elysium ad una mera scusa per operare questa denuncia sociale non originalissima.

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Inoltre i buchi nella trama sono molteplici, lasciando al pubblico la conclusione che la sceneggiatura sia stata curata pochissimo; oltre la mondanità e le villette stile Beverly Hills, la stazione Elysium viene presentata con molta sufficienza. Perché l’elite di Elysium non conceda di tanto in tanto le cure ai bisognosi è un mistero, dato che sarebbe un modo per tenere a bada i terrestri e non fomentare i sentimenti di rivolta e di odio. La chiave del film però, il fulcro intorno a cui ruota tutto, è un codice di reboot criptato – almeno in teoria, dato che chiunque ne entri a contatto lo riconosce come tale – per ripristinare Elysium: un’arma per un colpo di stato 2.0, ma ciò che non convince è che a scriverlo è stato un normale cittadino “elysiano”, un civile, sotto richiesta della algida Ministro della Difesa Delacourt (Jodie Foster): come se un qualunque hacker, con un programmino, potesse cambiare la carica dei poli.

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Anche i personaggi sono piatti e agiscono spesso in modo illogico, solo in funzione della trama, senza conflitto, senza spessore, poveri e buoni contro ricchi e cattivi. Attori del calibro di Damon, Foster e Sharlto Copley, che interpreta lo spietato mercenario Kruger, sono completamente sprecati, alla mercé di una sceneggiatura trascurata fondata su un concetto già affrontato in molte salse, per quanto sempre affascinante. Elysium ha finito per essere il solito film hollywoodiano, pieno di azione e di effetti speciali, dalla trama semplice e con personaggi senza sfumature interessanti, caratteristica che sarebbe accettabile se si trattasse di un prodotto cinematografico dichiaratamente d’intrattenimento, ma dato che si è voluto imporre al pubblico come un mezzo serio per una forte critica sociale, il giudizio cambia.

Giorgio Raulli


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