Cinema

Emotivi anonimi

staff
23 dicembre 2011

Angélique è una giovane cioccolataia, insicura a livello patologico. Rimasta senza lavoro, si rivolge alla piccola “Fabrique de Chocolat”, dove Jean-René, il proprietario, un uomo schivo e rigido, la assume, ma a causa di un’incomprensione, Angélique dovrà svolgere il ruolo di rappresentante e, accettando passivamente la cosa, si trova costretta a combattere contro le sue difficoltà a comunicare per cercare di risollevare la piccola azienda. Tra mille titubanze, e con il sostegno del gruppo di ascolto degli Emotivi Anonimi, la donna si risolverà a fare comunque del suo meglio nel nuovo lavoro. Ma anche Jean-René è a sua volta affetto da una timidezza ai limiti dell’asocialità, tanto che, seguendo le istruzioni del proprio terapista, dovrà mettere in pratica una serie di esercizi per avvicinarsi al mondo esterno, tra cui la difficile impresa di invitare a cena una donna.
I due protagonisti, Isabelle Carré e Benoît Poelvoorde si dimostrano due ottimi caratteristi: riescono a misurare i turbamenti interiori dei loro personaggi e quel contrasto tra desiderio amoroso e insicurezza. “Tenerezza” è dunque la parola chiave, che identifica quello che forse è l’aspetto più bello e commovente dell’inizio di una storia d’amore. Fra rossori, impacci e goffaggini, formano sullo schermo una coppia ben affiatata, molto diversa da quella degli anni Cinquanta di “Chocolat” di Lasse Hallstrom: se Juliette Binoche e Johnny Depp incarnavano mistero e passione, Carré e Poelvoorde lavorano su piccoli tic e idiosincrasie, senza oltrepassare troppo il limite di un gioco puerile. Nonostante i due “Emotivi Anonimi” vivano nel presente, tutti gli elementi della storia costruiscono una cornice fuori da ogni tempo, tipica di un realismo magico, candido e fanciullesco legato, in fondo, al cioccolato.
Per sua stessa ammissione, il regista Jean-Pierre Améris è cronicamente affetto da ansia, cimentandosi per la prima volta nella sua carriera in una commedia. Alla fine il messaggio che arriva (volutamente oppure no) è che spesso basta un sorriso, garbato e rispettoso, a ridimensionare quegli ostacoli che ci sembrano impossibili da superare.

 

Giorgio Raulli


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