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Eppur si muove: Bioeconomia, l’Italia è terza in Europa

Marco Pupeschi
13 marzo 2015

L’Italia è la terza potenza europea nel settore della bioeconomia, a renderlo noto è il Centro Studi di Intesa SanPaolo. Nel Belpaese il settore vale 241 miliardi di euro e può contare su un milione e mezzo di occupati; mentre in Europa il giro di affari vale più di 1’200 miliardi di euro con 18 milioni di occupati.

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Con il termine bioeconomia si indica un’economia ecologicamente sostenibile: i processi industriali odierni che producono merci di fatto diminuiscono la disponibilità di energia nel futuro e quindi la possibilità futura di produrre beni materiali. Inoltre, nel processo industriale anche la materia si degrada ovvero, si riduce la possibilità di essere usata in attività future.

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La bioeconomia una volta era considerata una corrente di pensiero, poi una filosofia, dopo uno stile di vita. Oggi è un realtà. Sempre secondo il C.S.I.S. al 2012 le esportazioni mondiali dei prodotti derivanti dalla bioeconomia ammontavano a 2’100 miliardi, ovvero l’11.4% del commercio mondiale (nel 2007 erano l’8.9%), ma il dato importante è che il 45% delle esportazioni della bioeconomia riguardano i prodotti alimentari. Una conferma, se mai ce ne fosse stato bisogno, che le fonti rinnovabili nell’industria avranno sempre una maggiore importanza. Il maggiore importatore dei prodotti della bioeconomia? La Cina, che assorbe da sola il 10% delle esportazioni mondiali.

Bioeconomia

E l’Italia? Ebbene, nel 2014 il settore agricolo italiano ha creato 57’000 nuovi posti di lavoro, più 7% su base annua. L’agricoltura continua ad essere un settore vitale per la nostra economia, in grado di mantenere, attrarre e creare occupazione, dove le risorse umane sono un valore e non un costo da tagliare.


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