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Eppur si muove: eccedenze alimentari, no grazie

Marco Pupeschi
15 aprile 2016

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Per “eccedenze alimentari” si intendono quei prodotti agroalimentari che sono rimasti invenduti o che sono stati ritirati dalla vendita, ma che comunque si sono ben conservati, mantenendo i requisiti di igiene e sicurezza del prodotto. Al momento in Italia tali eccedenze sono destinate ad essere smaltite, cioè buttate via.
L’Italia sta cercando di contrastare questo fenomeno. Il 17 marzo scorso l’Aula della Camera ha dato il via libera alla proposta di legge per il contrasto agli sprechi alimentari (e farmaceutici) attraverso la donazione e distribuzione per fini di solidarietà sociale. Il testo è stato approvato a Montecitorio con 276 voti a favore e nessun contrario. Adesso la legge è al vaglio del Senato.

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Prima di noi lo avevano già fatto i francesi: l’anno scorso la Francia ha infatti approvato una legge per cui i rivenditori con una superficie di oltre 400 metri quadrati sono obbligati a stipulare accordi con le associazioni benefiche, altrimenti rischiano multe fino a 75 mila euro e fino a due anni di carcere.
Niente paura, la proposta di legge italiana punta invece sugli incentivi e su minore burocrazia. Si vuole creare un sistema che, oltre alle singole encomiabili iniziative, risolva il problema alla radice. Tutto questo senza obblighi o costrizioni. È una differenza non irrilevante.
In Italia sono prodotte ogni anno 5.6 milioni di tonnellate di eccedenze alimentari; di queste 500’000 sono recuperate grazie ad associazioni di volontariato. Il 57% delle eccedenze alimentari italiane è generata all’interno della filiera produttiva (dati Politecnico di Milano); tradotto significa che il 43% degli sprechi sono causati dai consumatori.
Agli italiani risulta più facile approvare una legge che cambiare le abitudini? Vedremo. L’importante è muoversi nella direzione giusta.


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