Green

Eppur si muove: Formula E

Marco Pupeschi
10 luglio 2015

Si chiama Formula E il primo campionato del mondo per monoposto elettriche. Un campionato voluto dalla FIA (Fédération Internationale de l’Automobile) come un vero e proprio laboratorio per la mobilità a basse emissioni, ovvero ad impatto zero. Ebbene, il campionato appena concluso è sembrato decisamente più interessante della Formula 1, non solo da un punto di vista green ma anche per chi è appassionato gare automobilistiche.

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Il rombo del motore è sostituito da un sibilo che però non toglie pathos alla competizione. Si corre esclusivamente su tracciati cittadini, dove non mancano sorpassi e colpi di scena. Per chi assiste alle gare dal vivo è molto più semplice da seguire. Tutto avviene in un solo giorno: due sessioni di prove, qualifica e gara. La gara dura circa un’ora: non è ammesso il cambio gomme (salvo forature); in compenso a metà gara si deve cambiare monoposto perché le batterie si scaricano. Ogni pilota ha dunque a disposizione due monoposto.

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Le prestazioni? I bolidi elettrici sfiorano i 240 km/h e scattano da 0 a 100 in 3 secondi.

Il campionato di Formula E è anche social. Grazie al “FanBoost”, i tre piloti più votati sul web hanno la possibilità di usare per cinque secondi un “boost” che aumenta la potenza delle loro auto da 150 a 180 kW (da 204 a 245 CV).

Il primo campionato di Formula E 2015 è stato in realtà un campionato monomarca: le auto erano tutte Made in France, ma il telaio era progettato dall’italianissima Dallara.

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Con la prossima stagione il campionato si aprirà alla competizione fra diversi costruttori, con una prevedibile ricaduta positiva sullo sviluppo della tecnologia elettrica e delle batterie. Un esempio: una multinazionale americana sta già studiando un sistema di ricarica wireless in movimento che dovrebbe evitare il cambio auto a metà gara.

Per ultimo ma non per questo meno importante, la Formula E applica le quote rosa: nel campionato appena trascorso su venti piloti due sono donne, ovvero il 10%. Una americana, l’altra è l’italiana.


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