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Eppur si muove: l’Italia leader nella ricerca sulla fusione nucleare

Marco Pupeschi
10 novembre 2017

Produrre energia tramite la fusione nucleare: secondo qualche studioso sarebbe la soluzione a tanti dei mali del pianeta, grazie alla possibilità di avere energia illimitata, a basso costo e non inquinante, messa a disposizione di tutti i popoli della terra.

Forse non tutti sanno che il nostro Paese è all’avanguardia nella ricerca e nella creazione di tecnologie impiegate nella fusione nucleare. Nel 2018 dovrebbe prendere il via proprio in Italia un ambizioso progetto: si chiama “Divertor tokamak test facility” (DTT) e sarà un laboratorio scientifico-tecnologico tra i più grandi in Europa, con investimenti per 500 milioni di euro, sia da pubblici che da privati, che darà impiego a 1500 persone fra ricercatori e tecnici.

Ideato dall’ENEA in collaborazione con CNR, INFN, Consorzio RFX, CREATE e alcune tra le più prestigiose università del settore, il progetto coinvolgerà anche moltissime aziende Made in Italy: dalla grande industria con Ansaldo Nucleare a ASG Superconductors fino alla Tratos di Pieve Santo Stefano ad Arezzo. L’obbiettivo sarà quello di fornire risposte, scientifiche, tecniche e tecnologiche a quelli che ad oggi rimangono i punti più critici della produzione del nucleare: ad esempio la creazione di materiali che possano essere utilizzati come contenitori e resistenti a temperature elevatissime.

Se il sogno diventasse realtà non ci sarebbe più bisogno di fare guerre per il controllo delle risorse energetiche del pianeta. A Milano o a Pechino si respirerebbe la stessa aria che si respira sulle montagne e le rubriche che parlano di green economy non interesserebbero più a nessuno. Ci piace moltissimo quando la technologia è al servizio della ecosostenibilità, in più l’Italia vedere all’avangurdia nella corsa alla fusione nucleare ci riempie di orgoglio.

Tuttavia non ci facciamo illusioni. In parole semplici, il processo di fusione nucleare prevede di ricreare in laboratorio un piccolo sole! Il maggiore scoglio tecnologico sta nel fatto che per attivare il processo di fusione serve più energia di quella che il reattore produrrebbe durante tutta la sua vita. Senza la soluzione di questo problema, le energie rinnovabili rimangono l’unica alternativa valida al petrolio.

 


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