Arte

Eros e Psiche alla conquista della Modernità

Luca Siniscalco
3 agosto 2013

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Eros e Philia. Eros e Agape. Eros e Thanatos. La divinità greca dell’amore è stata inserita in svariate coppie concettuali dal radicato valore simbolico, spirituale ed archetipico, manifestandosi come componente essenziale dell’autopercezione umana. Celeberrima coppia mitica è quella di Eros e Psiche: a partire dagli antichissimi racconti arcaici e dalla narrazione contenuta ne “L’asino d’oro” di Apuleio la favola dell’amore contrastato fra il figlio di Afrodite e la giovane mortale ha affascinato i più grandi intellettuali occidentali, stagliandosi come metafora perenne di un cammino spirituale percorribile in interiore hominis indipendentemente dalle condizioni spazio-temporali.

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Al mito di Amore e Psiche è dedicata una splendida mostra, “Amore e Psiche. La favola dell’anima”, allestita a Mantova presso il Palazzo Te e il Palazzo San Sebastiano ed aperta al pubblico sino al 10 novembre 2013. Il progetto acquista un ulteriore valore simbolico, in quanto proprio a Palazzo Te si trova la sala di Amore e Psiche, affrescata da Giulio Romano per Federico II Gonzaga tra il 1526 e il 1528. La scelta di delineare in questo luogo un itinerario fra i sentieri del mito determina così una sovrapposizione fra contenuto e contenente, fra materia e forma, calando lo spettatore in un abisso di significato.

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A fornire spunti di riflessione le meravigliose ed eterogenee opere presentate: reperti archeologici della Magna Grecia e dell’età imperiale romana, provenienti dai Musei Capitolini di Roma, dal Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria e da altre importanti istituzioni pubbliche, vengono accostati a opere d’arte classiche di maestri quali Tintoretto, Auguste Rodin, Salvador Dalì, Tamara de Lempicka e molti altri.
Tradizione e modernità vengono armonizzate in un percorso capace di toccare altezze vertiginose di sperimentalismo, con un artista contemporaneo, Alfredo Pirri, che ha rivestito appositamente il pavimento della Sala di Amore con specchi successivamente infranti, senza scadere nel trash e rivelando una continuità nella metamorfosi. Un messaggio non dissimile, questo, dal senso di un mito che intrinsecamente allude all’iniziazione ed al superamento.

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La chiave di lettura di Amore e Psiche adottata nella mostra risponde soprattutto all’interpretazione neoplatonica secondo cui l’errore di Psiche consisterebbe nel reputare il divino come una realtà tangibile e verificabile con i sensi, obliando l’importanza dell’intuizione e del cuore come dimensione conoscitiva. Rileva in proposito la curatrice della mostra Elena Fontanella: “La vita attuale nega spesso all’uomo gli spazi del sacro. Caoticamente travolti dall’esistenza, siamo impreparati ad affrontare le immense traversate interiori, fatte di vuoti e silenzi, che la vita ci mette davanti. Grazie all’aiuto di una delle favole più belle sull’amore, sulla morte e sulla vita, vogliamo accompagnare il visitatore in questi sentieri dell’anima, sfruttando le immagini artistiche che, nei millenni, si sono ispirate a questa storia”.

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L’articolazione della mostra in diverse sezioni conduce il visitatore a comprendere progressivamente la sapienza del mito, a ricordarlo, nel senso etimologico del termine che indica un “riportare al cuore”: la reintegrazione organica delle facoltà umane dovrà passare da una rinnovata consapevolezza del radicamento del mythos e la nascita della figlia di Amore e Psiche è in questa prospettiva una delle più emozionanti intuizioni della favola. La creatura si chiama Voluttà, che nel linguaggio celeste è la pienezza della gioia mistica, la beatitudine di spirito e corpo, universalmente descritta come Gioia.

Luca Siniscalco

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