Arte

Eros e Psyche: archetipi eterni a Milano

staff
22 dicembre 2012

Come ogni anno nell’ultimo lustro, presso il milanese Palazzo Marino, viene allestita, grazie al sostegno di Eni, una esposizione natalizia di notevole valore artistico. Fino al 13 Gennaio 2013 infatti, il pubblico interessato potrà ammirare due opere d’eccezione provenienti dal Museo del Louvre: “Amore e Psiche stanti”, scultura di Antonio Canova, e “Psyché et l’Amour”, dipinto di Francois Gérard.
I nomi delle opere così indicati, se accostati, paiono configurare una disposizione chiastica, in cui la Psiche italiana e quella francese vanno a costituire un nucleo animico fondante, stretto dall’abbraccio di Eros.
I due grandi autori neoclassici vengono affiancati con un intento insieme comparativo e dialogico: ad unirli il riferimento tematico al mito classico, narrato nelle Metamorfosi di Apuleio, ma già radicato nell’immaginario collettivo greco ed ellenistico, e il soggiornare nel medesimo spirito del tempo, segnato dal radicamento, fra Settecento ed Ottocento, di un’arte intrinsecamente ispirata ai modelli classici, sulla scia delle riflessioni teoretiche – si pensi a Winckelmann – e dei ritrovamenti archeologici.

Il mito torna così a parlare autorevolmente nell’arte europea come forma di narrazione e descrizione della realtà insieme poetica e poietica, in quanto plasticamente fondatrice di mondi nuovi e insieme esperibili.
La pluridimensionalità dell’esistenza umana e cosmica viene così alla luce in due opere splendide.
Pur essendo stato folgorato al suo arrivo a Roma dalla bellezza dei marmi di ispirazione classica, Canova ha sempre preferito unire ai principi estetici del neoclassicismo una tensione spirituale e sentimentale capace di preludere a visioni romantiche, nel tentativo di coinvolgere attivamente lo spettatore delle sue opere.
Gerard, allievo del celeberrimo Jacques-Louis David, assimilata dal proprio maestro la tecnica della costruzione di scene storiche, inserisce tale stilema nella creazione di opere orientate dalla mitologia verso la composizione di ambientazioni sentimentali, raffinate e sensuali.
La potenza estetica delle due opere viene inoltre valorizzata dall’efficace allestimento della mostra, curato da Elisabetta Greci, che mira a ricreare un’atmosfera arcaica mediante una scenografia in penombra tesa a ricreare lo spazio di un giardino, immerso fra i profumi della notte e le siepi vegetali.
La mostra, curata da Valeria Merlini e Daniela Storti, ha inoltre il pregio di sfruttare pienamente le possibilità divulgative offerte dalle nuove tecnologie, grazie all’integrazione di apparati didattici e supporti video, nonché attraverso un percorso digitale con un sito web (www.amoreepsicheamilano.it) e un’app dedicata.
Il catalogo è pubblicato da Rubettino Editore e curato da Vincent Pomarède, Valeria Merlini e Daniela Storti.
Il tutto per mostrare la forza di un archetipo mitico dotato di un simbolismo estremamente evocativo; come scrisse Erich Neumann, “Psiche ferisce se stessa e ferisce Eros. Ma solo grazie a questo doppio ferimento sorge l’amore, il cui senso sta nell’unire nuovamente ciò che è stato separato.” L’amore annulla così le distinzioni riportandole all’unità: una Psiche divinizzata e un Amore ormai umanizzato, come si palesano attraverso una precisa ricostruzione iconografica e simbolica nella statua di Canova, diviene modello della tensione tipicamente cristiana fra un Dio fattosi uomo mortale ed un credente a cui è concessa la possibilità d’indiarsi.
Una esposizione, in conclusione, meritevole di fornire suggestioni e riferimenti filosofici, spirituali e mitici in una concretezza estetica avvincente.

Luca Siniscalco


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