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L’estate di Milan e Inter: troppi affari e poco calcio

Riccardo Signori
23 agosto 2016

montella

Il Milan ha dimenticato di comprare giocatori, l’Inter compra quelli sbagliati, che poi non è una gran novità della sua storia. L’inizio di campionato delle milanesi ricorda il finale di quello scorso: brividi. Il Milan si gode i tre gol di  Carlos Bacca e lo sventato pericolo del pareggio con il Torino. Donnarumma para il rigore, Belotti sbaglia il tiro ed eccoli tutti felici e contenti, dimentichi dei problemi che avrebbe innestato un pareggio. Il Milan continua ad avere una rosa inadeguata alle sue esigenze e alle pretese di un popolo tifoso. Il gran affarismo dei club milanesi, tra padroni che vanno ed altri che arrivano, fa dimenticare che conta il calcio prima di tutto, giocatori validi e, se possibile, allenatori all’altezza. Milano sembra una città calcistica di serie B rispetto a Torino e Roma. Mentre Napoli veleggia secondo i soliti parametri suoi e del suo presidente.

Milano ha insegnato per anni a gestire club e pallone: questa estate, invece, è stata all’insegna dell’ affarismo. Il Milan ha messo il club in mani cinesi dimenticando(?) di inserire nell’accordo danari sonanti per il mercato immediato. Tutto vale per il tempo che verrà. Certo, direte, difficile vendere una società, soprattutto cambiando interlocutori nel giro di tre giorni. I probabili nuovi padroni sono ancora una entità quasi astratta, ma il Milan è una squadra che deve reggere un campionato e tutto il business che si porta dietro. Pare che il concetto non sia stato chiarito nella trattativa. Sennò…

Montella ha fatto una battuta: “volevo Iniesta, è arrivato Sosa”. Ed è la sintesi delle ultime annate rossonere: servono giocatori validi, invece arrivano mezze figure. Il gran cuore milanista di Berlusconi ormai batte solo dalla parte della salvaguardia del portafoglio. Il presidente fa bene i suoi conti e i suoi affari, ma non è così che si vuol bene ad una squadra come il Milan.

Troppi affari e poco calcio, questo è l’ultimo ritornello milanese. Inter e Milan vanno davvero a braccetto. L’ultimo mercato rossonero rischia di rovinare un’altra stagione. Il mercato nerazzurro sembra fatto da gente che non abbia mai visto giocare la squadra. E Thohir, in effetti, più che veder (meglio sognare) dollari, mai arrivati, altro non ha fatto. I suoi uomini mercato si battono e si sbattono, ma poi ci sono troppi interlocutori, troppe anime diverse nel club per cercare le migliori soluzioni. L’ingresso di Suning nel calcio italiano è davvero sconcertante: ha lasciato il timone in mano a dirigenti che sono stati costretti a vendere per non essere ingoiati da debiti.

E guardiamo le scelte dei tecnici. Difficile pensare che Montella riesca a risolvere problemi:  le sue soluzioni non hanno avuto gran effetto né a Firenze né a Genova. E’ bravo, ma un passo indietro gli allenatori di prima fascia. Oggi il Milan ha il mezzo sorrisino del compiacimento,  Bacca ha segnato tre reti, la sua permanenza a Milano è vista come un fatto positivo (era meglio cercare gente che sappia giocare con la squadra) ma se affidi ancora il centrocampo a Montolivo dove pensi di andare?  Se la difesa è un eterno castello di carte, cosa speri di costruire?

Discorso che vale anche per l’Inter. La gestione dissennata degli ultimi tre mesi ha portato alla separazione da un allenatore soprattutto per scarso feeling con Thohir, e non per valutazioni tecniche adeguate. Del resto chi può fare valutazioni tecniche all’Inter? Non certo il presidente e i suoi dirigenti votati al business (che non arriva mai). Tutti a cercare giocatori che svolazzino tra fascia e trequarti campo e nessuno a mettere un punto sui due problemi dell’anno passato: terzini di fascia sostanziosi e un calciatore in mezzo al campo, che comandi il gioco con piedi adeguati: quelli di Medel bastano a ramazzare palloni e non sono da titolare fisso,  quelli di Kondogbia sono da mezzala ingolfata e non da regista illuminante. La corsa a Joao Mario non ha logica se hai Perisic, Candreva, Ever Banega (gioiello già meno brillante rispetto alle attese del gran rullare di tamburi) e se tieni Brozovic. Gli interessi dei procuratori non sempre fanno l’interesse di una squadra. Il problema del fair play finanziario, con tutti i suoi vincoli, era conosciuto fin dall’inizio del mercato e affrontato con più decisione nelle vendite.

Il tanto vituperato Ya Ya Tourè forse avrebbe risolto un problema. Si dice: è in fase calante. Vero, ma all’Inter che dire degli uomini in fase ascendente? Qualcuno c’è, qualche altro rischia di essere un bluff. Milan  e Inter vano di pari passo anche con le mezze figure difensive: ne hanno uno buono e l’altro che rischia di rovinare tutto. L’Inter poteva (doveva) vendere Murillo e non lo ha fatto. Inutile contare su Ranocchia. Il Milan doveva cercare un buon compagno per Romagnoli: Gustavo Gomez è roccioso. E poi?

Oggi l’Inter è più forte dell’anno passato, eppure ha già rimediato una figuraccia col Chievo. Thohir ha vinto la sua battaglia per portare Frank De Boer in panchina e il poveretto, forse, non ha capito dove è finito. La preparazione estiva,  in onore del business e dei danari da raccattare con le amichevoli, segnala i primi danni. Non era difficile capirlo, ma in questo caso tocca agli allenatori far argine alla fame di soldi che quasi mai sposa la regola del calcio vincente. Mancini ci ha provato ed è stato cacciato, al di là di errori personali. Per ora non paga solo Thohir, il peggior presidente di sempre. Anzi, sarà l’unico che ci guadagnerà. Un caso?


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