Arte

“Estetiche dell’eccesso”: l’arte del grande stile

staff
29 dicembre 2012

“La grandezza di un artista non si misura dai “bei sentimenti” che egli suscita: lo credano pure le donnette. Bensì dal grado in cui si avvicina al grande stile, dal grado in cui è capace di grande stile. (…) Dominare il caos che si è, costringere il proprio caos a diventare forma: a diventare logico, semplice, univoco, matematica, legge: è questa, qui, la grande ambizione.” Così scriveva Nietzsche fra il 1888 e il 1889, in un frammento che più che a semplice appunto può degnamente ambire ad assurgere a manifesto programmatico di un’estetica potente ed affermativa, costruttrice di “tavole di valori” eternamente ritornanti in un ciclo ove la forma de-linea plasticamente l’impulso traboccante e dissipativo della vita.
É a partire da tale aforisma e, più in generale, da tale nozione estetica, che Aldo Marroni, Docente Universitario di Estetica presso l’Università degli Studi G. D’Annunzio Chieti-Pescara, intraprende un “corpo a corpo” teoretico con sette autori radicalmente eterogenei per formazione, esperienza biografica ed impostazione esistenziale, accomunati tuttavia da un’ intima ricezione dell’estetica nietzscheana – qui interpretata in radicale antitesi alla “Nietzsche-Renaissance”- e in particolare delle intuizioni del “grande stile” e della natura decisiva di una estetica dell’eccesso. L’arte diviene dunque, nella modernità nichilista, lo strumento principe con cui uomini differenziati e presenti a se stessi possono tentare di rivendicare uno spazio originario, un’utopia di un non-luogo che è tale nella misura in cui ogni luogo è divenuto inospitale.
La ricerca inesausta di un nuovo modo di abitare il mondo, la potenza trasfigurativa dell’arte, l’opposizione alla mediocrità borghese ed alla demonìa del denaro: sono questi i cardini di un approccio filosofico, ma prim’ancora esistenziale, scevro da ogni intellettualismo e ambizioso nello scompaginare gli idoli della modernità. L’autore ci conduce così in un itinerario avvincente fra l’estetica rituale di Cristina Campo, in cui il suo disagio si dispone fra un tradizionalismo cattolico antimoderno ed un approccio mistico alla liturgia, e l’opera paradossalmente assente di Jacques Rigat, culminata nel suicidio; passiamo quindi all’estetica dell’estraneità a se stessi d Antonio Sarno, per giungere all’intensità vibrante del pensiero di Carlo Michelstaedter, che nell’espressione “farsi fiamma” e nella teoria del persuaso configura tacitamente elementi estetici ispirati al “grande stile”. Il viaggio prosegue considerando le figure di Benjamin Fondane, Alain e Laure.
L’eccesso, la sovrabbondanza, la dissipazione e l’oltrepassamento turbano gli animi: bisogna tuttavia rendersi capaci di gettare lo sguardo nell’abisso per ipotizzarne un superamento. Questo, io penso, è il messaggio destinale di un’estetica attualissima nella sua stessa inattualità.

Luca Siniscalco

“Estetiche dell’eccesso. Quando il sentire estremo diventa grande stile”, di Aldo Marroni, Quodlibet, 2012, 164 pp.


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