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Fabian il re del triathlon: “Amo fatica ed emozioni”

Riccardo Signori
4 aprile 2016
Gian Mattia D'Alberto-LaPresse Fabian - Arena

Gian Mattia D’Alberto-LaPresse

Dici: “Fatica”. E risponde: “Divertimento”. Aggiunge: “Anche se tutto è relativo”. Filosofia di vita e filosofia di sport si mescolano in questa sorta di Nettuno che sorge dalle acque per trasformarsi in un Ironman. Alessandro Fabian, padovano classe 1988, un metro e 86 per 75 kg, è il re del triathlon italiano. Come dice la parola stessa: tre sport in uno e un solo uomo a reggere la fatica. Prima nuoti (1500 metri nelle gare olimpiche), poi corri in bicicletta (40 km), infine corri a piedi (10 km). Confezione fatica da gestire tutta insieme appassionatamente. Nemmeno ti cambi, corri bagnato, ti asciuga il vento che ti sbatte addosso quando pedali. Se reggi, c’è del ferro nel tuo fisico. Comunque nessuno ti negherà la patente di Superatleta. “Che poi diventa atleta in modalità risparmio energetico, quando non gareggio. Mi muovo e sembro un bradipo. Passeggio con i miei amici e dico sempre: calma ragazzi, relax!”. Viste le faticacce ne avrà bisogno.
Fabian è pronto per la sua seconda Olimpiade. La prima, quattro anni fa a Londra, fruttò un 10° posto. Oggi è nella hit, tra i primi quindici del ranking mondiale. E il sogno nel cassetto: “Quello di vincere una Olimpiade”.

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Credits: Viviano Fabian

Ci vuole passione, ma non basta. Tutto cominciò dal nuoto?
A 4 anni ero in piscina. Un’abitudine di famiglia: mio fratello poi ha corso in bicicletta fino a 25 anni e ora è il mio manager. Mia sorella ha continuato tra nuoto e atletica e adesso cura i miei interessi.

La mamma diceva che Alessandro era ipercinetico…
È un modo per rappresentarmi. Sono molto pratico, curioso, lo sport mi rappresenta nella semplicità del gesto.

Ma tre sport insieme?
Conta solo l’atteggiamento mentale con cui approcciare. Uno può sentirsi spaesato, ma nella vita li hai già provati tutti. Sono tre discipline base: fatte e provate.

Gian Mattia D'Alberto-LaPresse Fabian - Arena

Gian Mattia D’Alberto-LaPresse

Ce ne sarà almeno una che alimenterà qualche difficoltà?
Vengo dal nuoto, lo mastico da anni. Ormai fatico ad avere l’approccio perché mi pesa un po’. Non dico sia monotono, ma…

Invece l’ostacolo più grande?
Devo migliorare nella corsa. Negli ultimi tre anni qualche infortunio mi ha impedito di essere incisivo come volevo.

Infine la bicicletta….
Con la bicicletta si spendono tante energie. Gareggiamo nelle grandi città, in percorsi corti e nervosi, con saliscendi. È importante una bici ben strutturata. Nel triathlon olimpico, a differenza delle gare Ironman, abbiamo la possibilità di sfruttare le scie: si crede sia più facile, invece la corsa diventa difficile da interpretare. La fatica è molto muscolare.

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Credits: Viviano Fabian

Ma come si svolgono le gare? Avrete anche divise diverse…
Si parte con il nuoto, poi si esce dall’acqua e si passa in una zona di transizione dove la bicicletta, con le scarpe già agganciate ai pedali, è posizionata in un box. Si va dal numero 1 al 65, a seconda della posizione nel ranking mondiale. Togli occhialini e cuffia, indossi il casco. Non cambi costume perché il body dell’Arena, non è come quelli gommati del nuoto, è già studiato per il tipo di gara. Gli Ironman cambiano costume. Noi no, siamo uno sport veloce, massima performance e massimo rendimento. In bici, di solito, il percorso si snoda in 8 giri su un circuito di 5 km: molto spettacolare.

Chissà che razza di allenamenti…
In media 30-35 ore a settimana distribuiti in egual misura. Ma in inverno mi alleno di più nella corsa e in bicicletta. Il nuoto ha pure la variabile delle acque libere, dove possiamo trovare pesci e animali che ci infastidiscono. Adesso andremo a gareggiare a Cape Town e ci aspettano anche gli squali.

La peggior avventura?
Una volta in Francia, costa occidentale sull’Oceano Atlantico. L’Oceano era davvero incazzato, ma proprio incazzato! Onde alte almeno 3 metri. I francesi sono pazzi, ci hanno fatto gareggiare lo stesso.

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Credits: Viviano Fabian

Per un certo periodo andate in Namibia ad allenarvi. Magari incontrate qualche leone.
Leoni? Beh, insomma…Andiamo nella capitale e corriamo insieme alle gazzelle. L‘Africa è l’Africa. Collaboriamo anche ad un progetto, Katutura project, avviato dal mio allenatore: portiamo le nostre scarpe da corsa usate e le regaliamo ai locali.

Sarà importante l’alimentazione…
Quando ho letto che Michael Phelps si nutriva con 13mila calorie al giorno, ho capito che era una bufala. A noi ne bastano 3000-5000 a seconda dell’allenamento. Sono seguito dal mio dietologo, Nicola Sponsiello. Conta la qualità del cibo, che ti permetta di riempire lo stomaco e non avere problemi intestinali. Per esempio, io sono intollerante al latte e ai latticini. Se esagero, mi gonfio così tanto da sentirmi un pallone. Più vari la dieta, meglio è. Se ti piace un dolce, perché no? Costa più toglierlo che averlo. La golosità serve solo ad accontentare la mente. Non certo il fisico.

Testardo, sorridente, resistente, lento, orgoglioso, curioso. Riconosce questo identikit?
Parla di me. Mi riconosco soprattutto nel curioso. Mi piace scoprire, scoprire i miei limiti. Andare oltre i limiti mentali, trovare nuovi stimoli. Essere curioso è essere affamato.

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Credits: Viviano Fabian

Chissà quanti sogni nel cassetto, oltre a quello olimpico…
Voglio fare più esperienze possibili, andare all’estero. Mi piace la psicologia. Proverò anche a buttarmi col paracadute. Amo le emozioni forti.

E la vita sociale? Fidanzata, amici…
Certo, bisogna essere organizzati anche se a me piace improvvisare. Ma nel mio sport tutto è organizzato. E c’è tempo pure per stare con la fidanzata. Amo condividere amicizia e compagnia, buon cibo e buon vino.

Buon veneto non mente…
Appunto, siamo  molto legati a certe emozioni…

Andare a Rio per i Giochi, altra emozione. Sarà dura.
Sarà tosta sia per il percorso sia per l’atteggiamento che terrò in gara: tutto in attacco. L’anno scorso ho provato il percorso, ma sono caduto a metà. Ci sono un paio di salite in bicicletta da ripetere 8 volte, con un dislivello del 18 per cento. Il nuoto impegnerà molto: l’Oceano costringe a una fatica muscolare, nel mare tutto è più gestibile. E infine la corsa a Copacabana. Bisogna essere lucidi e costanti.

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Credits: Viviano Fabian

Anche Max Rosolino vuole dedicarsi al triathlon. Non è tardi?
Macchè! Sono io che, quando lo vedo, gli rompo le scatole. Gli dico: prova. Un campione come lui potrebbe farlo quando vuole. È uno sport che vale per tutti, non c’è età. Ognuno secondo possibilità fisiche. Lui poi viene dal nuoto, e nel triathlon è l’approccio più difficile.

Alessandro Fabian ci ha raccontato tutto questo all’ora di pranzo, appena sceso dalla bicicletta, dopo un allenamento di due ore e 40 minuti. Senza mai dire sono stanco e neppure ho fame. Più Iron che Man.


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