Leggere insieme

Facciamo che

Marina Petruzio
9 ottobre 2016

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André Marois e Gérard Dubois con Facciamo che di Orecchio Acerbo sdoganano un’infanzia creativa, giocosa e in assoluto movimento! Quell’immagine di infanzia che tanto ci piacerebbe trovare più spesso negli albi illustrati o almeno in quelli destinati a loro, ai bambini e alle bambine.

È l’infanzia delle strade di Parigi che Robert Doisneau nell’arco di una vita ha immortalato col suo obiettivo, quei bambini che corrono, saltano, si arrampicano su una fontana in Saint Sulpice per salvarsi da un compagno di giochi che arriva all’impazzata scivolando sui suoi schettini o che irriverentemente suonano campanelli e poi scappano via. Tutti rigorosamente in pantaloni corti, estate e inverno, come per tutta la prima metà del ‘900 si vuole per i bambini. Calzettoni o calzetti, scarpe basse e polacchini stringati alla francese, appunto, quando ancora non esistevano velcro e scarpe ginniche. I bambini giocavano per strada e nei cortili e le mamme indossavano leggeri ed eleganti abiti da casa come grembiuli.

Cosa ci fanno un peroquet blu libero e un pesce rosso nella brocca dell’acqua?

Che qualcosa accadrà l’occhio attento lo rileva subito, sin da quello scampanellio.
Jean-Françoise
è sulla porta, compito, ben spazzolato con i capelli tirati da parte e pulito, ne potremmo sentire il profumo, le ginocchia rosse come le gote. È un’infanzia sana, da vita all’aria aperta.

Nel suonare, immaginando fosse la mamma ad aprire la porta, probabilmente si è sfilato dalla testa la berrettina che ora tiene tra le mani, un po’ imbarazzato, pronto a correre dall’amico dopo i convenevoli dovuti all’ospite. È quella stessa berrettina che Jean-Françoise indossa in copertina e che Gérard Dubois vuole solo a righe rosse, che tanto ricorda il berretto frigio, quello tutto rosso delle barricate, simbolo di libertà che Eugené Delacroix dipinge sulla testa della Marianne nel 1830 e a cui la composizione della copertina rimanda.

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Nessuna voglia di uscire oggi, ma di giocare tanta! Da soli in camera propria seduti sul letto…E se ci inventiamo una storia?

Facciamo che…e la storia ha inizio.

Due guerrieri solitari non hanno paura di nulla. Su un’isola deserta incontreranno nemici cattivissimi che combatteranno con armi speciali.

La fuga dall’isola per salvarsi verso il Paese della Cuccagna e riposarsi almeno un po’ prima di incontrare un mostro peloso coi denti aguzzi che li vuole mangiare e dopo una lotta di un giorno intero farlo prigioniero. E poi ancora a scalare una montagna, costruire una fortezza con tante torri e un ponte levatoio. E ancora la fuga quando il nemico viene dal cielo, verso il deserto, senza dimenticarsi l’acqua anche per il prigioniero; travestirsi per non farsi riconoscere e poi un po’ dormire, ma con un occhio solo, prima di riprendere la battaglia in un fiume pieno zeppo di coccodrilli, dove la corrente porta verso una cascata e cadere, cadere! acqua da tutte le parti e…

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Si legge in un fiato con crescente velocità, trasportati dal gioco che si fa sempre più concitato, man mano che la fantasia vola e la foga trasporta, quando attorno non c’è più nulla: non la camera, non la sala, non la tua casa, ma quel mondo che stai costruendo da un’altra parte e che un amico completa, integra, prosegue seguendoti in salti e corse mentre scendi le scale, che non son scale in quel momento, a balzelli.

Portandoti appresso quel che serve: la coperta come la tromba, il mocho pentole come elmi e coperchi come scudi, brandendo mestoli. Accatastando sedie sul tavolo e salire sempre più su. Dondolarsi appesi al lampadario come Pippi (Calzelunghe!) e saltare il divano come fosse una barricata incontro al nemico. Tuffarsi sul lettone in camera di mamma e papà per trovare un po’ di pace e la frescura del lenzuolo e dopo, infine, passare al bagno, all’acqua…e dopo avere una nuova nemica e molta paura. Ma aver giocato come se non ci fosse un domani.

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Durante il convegno “Il Mondo intorno: quali relazioni, azioni, oggetti per l’infanzia di oggi?”, tenutosi all’interno di Family Care Festival per l’infanzia e le famiglie svoltosi in maggio a Brescia, Fausta Orecchio, fondatrice di Orecchio Acerbo, così definisce un bel libro:

Un libro bello sono dieci libri. Un libro bello sono tanti libri quante le possibilità di lettura che offre e gli sguardi che ti consente di accendere, la possibilità di avvicinarti a tante cose, di declinare tante cose e declinarti in tanti ragionamenti in tanti sguardi.

Ecco, sì, qui ci sono decisamente tante cose!

E l’inno è proprio alla libertà! Libertà di essere bambini, di giocare e di muoversi anche nelle figure dei libri.

 

Facciamo che
di André Marois illustrato da Gérard Dubois
tradotto da Paolo Cesari
collana Albi
editore Orecchio Acerbo
euro 13,90
età di lettura: per tutti


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