Letteratura

Fare psicoanalisi a Teheran

Maria Stella Gariboldi
2 giugno 2013

“È possibile praticare la psicoanalisi nella repubblica islamica dell’Iran?” Secondo alcuni la risposta è no, assolutamente: come si fa ad analizzare un popolo incapace di produrre libere associazioni?
Agli occhi di una vasta opinione pubblica, e anche di molti addetti ai lavori, utilizzare il metodo freudiano a Teheran suona stonato, una contaminazione troppo occidentale in un Paese culturalmente così alieno. Ma dietro la motivazione (apparentemente) professionale e scientifica che gli iraniani agirebbero in un ordine simbolico “capovolto”, si nascondono spesso dei malcelati pregiudizi legati all’esotismo.
Come concepire un lavoro come quello psicoanalitico, che richiede il massimo abbandono, all’interno di una cultura che il mondo percepisce così rigida? Si possono coniugare lettino e chador?
Gohar Homayounpour affronta l’argomento, e rischia di deludere chiunque si aspetti una soluzione dell’enigma: in realtà, la questione è inconsistente, e il segreto non esiste.
Formatasi in Occidente, insegnante all’Università di Teheran, la psicoanalista racconta la sua esperienza dopo il ritorno da Boston – dove pure ha praticato la sua professione –  al Paese natale. E quello che potrebbe sembrare un balzo tra culture, in realtà si rivela nulla più che un banale spostamento geografico. I pazienti iraniani, come quelli americani, hanno sogni da analizzare, esperienze più o meno segrete da raccontare, e sono molto fecondi di libere associazioni – non solo ne sono capaci, ma lo fanno anche con una spontaneità e disinibizione da far arrossire i bacchettoni.
Homayounpour propone un libro che non segue nessun genere, ma solo il suo particolare stile votato alla psicoanalisi: nessuna divisione, ma un flusso continuo che intreccia al racconto delle sedute con i pazienti le riflessioni personali e i ricordi di Gohar, con l’aggiunta di ricche considerazioni da studiosa e donna colta.
Freud, Julia Kristeva, Kundera incontrano la cultura persiana da Ferdowsi a Forugh Farrokhzad: il complesso d’Edipo non si trova solo in Sofocle.

Maria Stella Gariboldi

“Una psicoanalista a Teheran”, di Gohar Homayounpour, Raffaello Cortina editore, traduzione di Maria Gregorio, con una prefazione di Abbas Kiarostami, pp. 148.


Potrebbe interessarti anche