Fashion

Fashion Show radiography: il femminismo prêt-à-porter di Christian Dior

Luca Antonio Dondi
27 settembre 2017

GROUP SHOT ©Nicole Maria Winkler for Dior

Il primo giorno di Paris Fashion Week è dedicato alla donna, all’arte, alla storia, alla tradizione, a Dior e ai suoi 70 anni. La primavera-estate 2018 secondo Maria Grazia Chiuri apre le danze della Ville Lumière a suon di slogan femministi e colpi di tulle: ecco tutto quello che c’è da sapere sulla nuova collezione prêt-à-porter firmata Christian Dior.

La location. “If life is a game of cards. We are born without knowing the rules. Yet we must play our hand. Throughout the ages people have liked playing with tarot cards. Poets philosophers alchemist artists have devoted themselves to discovering their meanings”. Queste le parole di Niki de Saint Phalle, poliedrica artista francese del secolo scorso, letteralmente incise sulla parete di quella che sembra una grotta situata al centro dei giardini del Musée Rodin di Parigi. Al suo interno però non si trovano angoli bui e strette cavità rocciose, bensì un’esplosione di luce: una sala ricoperta con oltre 80mila frammenti di specchio disposti a effetto mosaico, pronta ad ospitare le nuove creazioni di Maria Grazia Chiuri.

La location in cui ha avuto luogo la sfilata Dior primavera-estate 2018

La collezione. Sulla passerella di Dior, da 70 anni a questa parte ma ancor di più da quando Maria Grazia Chiuri ha preso le redini creative, le posizioni femministe sono esplicite. Anche questa collezione non è da meno: la forza, la grinta e il potere della donna sono rivendicati attraverso tinte forti, mix stravaganti e accordi sensuali che inebriano (o forse, è il caso di dire, abbagliano) lo spettatore. L’incipit dello show mantiene un tono di sobrietà ma azzarda accostamenti freschi e giovanili che vedono protagonisti completi in denim, Bar jacket, bluse a pois, tute in pelle e capi con pattern scacchiera. Baschi e stivali gladiator rivisitati à la parisienne accompagnano il percorso della nuova donna Dior, insieme a tote bag dalle linee retro e moderne tracolle sulle quali campeggia l’ormai iconico slogan J’Adior. Una minigonna rosso fuoco preannuncia il cambio di rotta e le righe mariniére si colorano di tonalità brillanti, le gonne di tulle lasciano intravedere culotte logate, creature appena uscite dal Giardino dei Tarocchi si depositano sui corpetti degli abiti in pizzo e sui pullover. Gli specchi che abbelliscono la sala si ritrovano, infine, su gonne, slip dress e abiti mini dalle sfumature cangianti.

Gli ospiti. La designer italiana rinuncia alle top model che a New York e Milano hanno letteralmente invaso e conquistato le passerelle, ma piuttosto rimane fedele ad alcuni volti noti come Ruth Bell, Grace Hartzel e Adwoa Aboah già protagoniste della campagna femminista della Maison. Sedute nel front row, invece, altre première dame a sostegno della Chiuri: Naomi Watts, Winnie Harlow, Natalia Vodianova, Karlie Kloss, Eva Herzigova.

Key pieces. La prima uscita del defilè si è subito conquistata il titolo di must-have per la primavera-estate 2018: dopo il successo della claim t-shirt We should all be feminists, Maria Grazia Chiuri rilancia con la versione a righe che recita Why have there been no great women artists? La t-shirt si preannuncia già nelle nostre menti (e non solo) come nuova protagonista dello street style, insieme al golden pyjama d’ispirazione orientale e alla gonna gypsy in denim patchwork con applicazioni ispirate al lavoro di Niki de Saint Phalle.


Potrebbe interessarti anche