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Fast shopping generation

staff
10 aprile 2011


Le prime impressioni spesso ingannano. Parliamo di App, e già per me, che sono un tipo radicalmente classicista, stiamo parlando di cose strane. Fatto sta che l’altro giorno ho preso coscienza che una famosa rivista ha creato un’applicazione per I-Phone: xxx Pesonal Shopper. In soldoni, questa smart-app “superdivertente, superutile, superveloce”, tramite una semplice digitazione, permette di trovare l’oggetto dei propri desideri nel negozio più vicino, con un minimo sforzo di tempo ed energie: “il doppio dello shopping in metà tempo”. Addetti ai lavori, fashion blogger, maniache dell’acquisto compulsivo hanno gridato al miracolo e non nascondo che anche una scettica come me inizialmente ne è rimasta piacevolmente colpita. Ho pensato: -Accipicchia, quando mi servirà un bottone con strass, d’argento antico e corallo, finalmente potrò riuscire a scovarlo senza girare per mesi in luoghi improbabili.
Ammesso e non concesso che se io avessi un iPhone -in realtà ho un Nokia di cinque anni, incrostato e per niente affatto smart- potrei sapere in tempo reale, premendo gli adorabili tastini, se l’oggetto delle mie brame è a portata di piedi, o di un breve viaggetto in auto! Insomma, se è reperibile oppure no: -Posso averlo o devo mettermi l’anima in pace? Fantastico!
Poi, come spesso succede, la mia parte emozionale ha avuto la meglio sulla mia parte razionale ed ho iniziato a considerare le implicazioni sentimentali di tutta questa faccenda. Shopping in metà tempo, sicurezza di trovare quello che cerco, funzionalità dell’azione… ma è proprio questo che voglio? Desidero barattare i miei adorati detour nella giungla dei negozi, la meravigliosa incertezza di poter raggiungere l’oggetto agognato, l’incommensurabile sorpresa di scovare qualcosa di prezioso che la mia mente non era riuscita ad immaginare, con la sicurezza di un acquisto sicuro nel minor tempo possibile e con il minor dispendio possibile di passetti sui tacchi? Credo che la destinazione non sia la vera meta, ma che questa sia il viaggio, come tutto ciò che ruota intorno al semplice acquistare un oggetto, alla fine, sia più intrigante dell’oggetto in sé, o che comunque dia un importante contributo al valore che, con il senno di poi, diamo ad esso. Poter fare shopping, con i suoi tempi, le sue ricerche e i viaggi, anche inutili, è il lusso di chi non può concedersi lussi. Il momento dello shopping è assolutamente democratico perché chiunque può permetterselo ed esserne inebriato, sia che stia cercando un bottone o un foulard di Hermes. Questa applicazione è l’ennesimo tentativo di rendere le nostre esistenze molto smart e in modo direttamente proporzionale molto piatte. Potrei sapere in tempo reale chi possiede il mio famigerato bottone in argento e corallo ed andare dritta alla meta, oppure, come faccio ora, potrei girare a vuoto un’intera giornata in trepida ricerca, non trovandolo, sfiorandolo, entrando in tutte quelle mercerie che forse avrebbero potuto averlo, di volta in volta con sottile delusione e con fremente smania di carpirlo, per accorgermi, infine, che quell’ultimo bottone visto, color rosa perla e montato su cristallo, è infinitamente più appropriato di quello che andavo cercando come una pazza. Lo so, sono terribilmente antiquata per la fast-shopping generation, ma amo gli oggetti e di conseguenza, con buona pace di chi vive sempre all’avanguardia, di fretta, sulla cresta dell’onda e con decisamente poca fantasia, la fatica e il fascino che reca in sé la storia che mi ha portato a possederli.

 

Torquemood