Sport

Ferrari e Juve: l’Italia migliore

Riccardo Signori
17 aprile 2017

Sebastian Vettel

Ferrari e Juventus, forse non a caso legate alla stessa famiglia, rappresentano la miglior Italia dello sport. Parliamo di oggi, poi domani si vedrà. Questa è un’idea che farà sobbalzare tanti. E in Italia sono più  gli anti Juve,  che gli anti Ferrari. Sebben il Cavallino abbia diviso quando correva contro l’Alfa Romeo, l’altra faccia del motorismo nostro dei tempi d’oro.
Però è vero che, se vogliamo vedere successi di prestigio dei quali godere, dobbiamo rivolgerci a questi team. C’è un’Italia dello sport individuale che tien alto il nome, si parli di nuoto o di motorismo, di tennis o di sci. Però la Juve esprime il concetto di team e la Ferrari è un team per eccellenza: più di quelli espressi da altri sport.

Ferrari sta risorgendo dietro la scia illuminata di Sebastian Vettel. La Juve ha posto le basi per fare un passo avanti in Champions, dove da sette anni il nostro pallone non vince. Oggi i suoi giocatori bandiera sono Gonzalo Higuain e Paulo Dybala (soprattutto dopo i gol al Barcellona). La fortezza italiana rappresentata da Gigi Buffon, dai difensori ed anche da Claudio Marchisio, nonostante una stagione da seconda linea.

Paulo Dybala

La Juve è arrivata in finale quando si è ritrovata Max Allegri sulla panchina, scontate le figuracce europee con Conte. Però ora l’Italia dello sport, e solo una mezza Italia del tifo, pretende di rivedere una squadra italiana rimettere piede fra le quattro grandi d’Europa. La Juve co a la speranza. Invece la Ferrari ha ritrovato guida tecnica e sportiva degne delle attese, chissà mai la cura Marchionne non trovi consacrazione.

Tutto questo ci serva ad ammettere, sempre nell’ottica dei pro e dei contro, che questa è la faccia migliore dello sport nazionale perché se, invece, volgiamo lo sguardo verso Milano c’è da restarci male. Il primo derby di Chinatown non può essere catalogato come un invito all’ottimismo. Squadre di grande tradizione, che hanno trovato i successi più importanti con padroni italiani e milanesi, affidate a industriali più o meno famosi,  ma che del calcio non sanno proprio nulla.

La Cina non sarà mai vicina al pallone nostro, se non per interessi commerciali. E il derby ha arricchito solo l’idea di due squadre misere, con mezzi giocatori e rarissime eccezioni da calcio di qualità. Milano non è mai stata cosi ammosciata dal punto di vista pedatorio. Perfin quando il Milan è finito in serie B, i valori tecnici erano superiori. Abbiamo parlato di Milano e non di Roma o Napoli, perché nel pallone sono sempre state realtà ai confini di un impero del calcio nazionale.  Quest’anno l’Inter, più del Milan, ha buttato una stagione. L’addio di Silvio Berlusconi al club rossonero è stato corredato da due risultati dignitosi sul  campo (Palermo e derby).  Però come dimenticare due anni di stranezze, incertezze e ipotetici padroni in vai e vieni: questo l’emblema della caduta di un impero pallonaro.

Inutile far distinzioni fra Milan e Inter: ora Milano deve tentare di risorgere al più presto. La Juve e la Ferrari  hanno bisogno di compagnia.


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