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Ferzan Ozpetek: Vivo a Istanbul, c’è poesia, arte, vita e buon cibo

staff
5 aprile 2013

“C’è poesia e frenesia, entusiasmo e nostalgia, arte e business. Per questo ho comprato casa qui, a Istanbul”. A dare il benvenuto nella metropoli turca è Ferzan Ozpetek. Il regista, che a breve girerà un nuovo film in Salento, si è prestato a fare da Cicerone per i lettori di ‘Io donna’, nel numero in edicola sabato 6 aprile, iniziando la visita guidata dalla dimora appena acquistata insieme al compagno Simone: attico con doppia vista, sul Corno d’oro e sulla Torre di Galata.

“Appena ho un attimo di tregua, torno a Istanbul” dice il regista, che confessa candidamente una sua abitudine: “Cerco di stare a dieta, ma non resisto alla cucina turca. Così ogni volta faccio tappa al ristorante di Ece Aksoy, a Oteller Sokak, il centro gourmand di Istanbul”. Ma non solo. “Anche il ristorante Tarihi Karaköy è una tappa obbligata: attraversi la via dei rigattieri di Eminonü, entri in un palazzo fanè, prendi un ascensore in legno scricchiolante e arrivi lassù, su una torre, dove mangi pesce fresco guardando il Galata Koprüsü, l’unico ponte al mondo sul quale tirano le tende per proteggere i passanti dal sole. Uno spettacolo”.

Fernan e Simone però si fermano al dolce: quello, infatti, preferiscono acquistarlo da Karaköy Güllüoglu, dove fanno incetta di baklava. Per digerire, niente di meglio che una passeggiata nelle vie dello shopping: “Dai gioielli di Sevan Biçakçi alle caffettiere e i tessuti di Haremlique, i tappeti e i tavoli di Design Hiç, le tele provocanti di Taner Ceylan. Mi piace dare un’occhiata nelle gallerie d’arte della via Lüleci Hendek”. Per il regista del Bagno Turco, che fu girato tra le casette di legno di Kuzguncuk raggiungibili con il traghetto, anche il seicentesco hammam Cemberlitas è una tappa obbligata. Il viaggio d’autore termina con una nota di colore: il tramonto rosa sulla Moschea Blu e su Santa Sofia. “Una vista impagabile, dalla terrazza dell’Ibrahim Pasha Hotel. Lì si sente la carezza di Istanbul”.

Fonte: LaPresse


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