Cinema

Festival di Venezia 2015: tutti i vincitori

Giorgio Raulli
13 settembre 2015

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Anche quest’anno siamo giunti alla fine di una delle manifestazioni cinematografiche più importanti del mondo: la madrina Elisa Sednaoui ha aperto la serata delle premiazioni, lasciando il palco alla giuria, presieduta dal regista messicano Alfonso Cuaròn, che ha premiato Lorenzo Vigas per il suo Desde Allà come Miglior film. Il film ambientato a Caracas ha conquistato i giurati, evidentemente catturati dagli sguardi pieni di emozioni su cui gioca tutta la pellicola, rabbia, disprezzo, ma anche amore e solitudine negli occhi dei due protagonisti.

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Ma il Leone d’Oro non è l’unico riconoscimento del Festival: l’Argento è andato al regista argentino Pablo Trapero per El Clan, mentre le ambite Coppe Volpi sono state assegnate a Fabrice Luchini e a Valeria Golino, per i loro ruoli: il primo, protagonista di L’hermine, ha interpretato un giudice severo e spietato che però mette tutto in discussione alla vista della donna amata, la seconda invece è stata un’intensa Anna in Per amor vostro. Il Gran premio della giuria è andato invece alla pellicola Anomalisa di Charlie Kaufman e Duke Johnson, ennesimo progetto non convenzionale e visionario di Kaufman, noto per la sceneggiatura di molte pellicole celebri per la loro singolarità (Essere John Malkovich, Il ladro di orchidee, Se mi lasci ti cancello o Synecdoche, New York).

Dei quattro film italiani presentati in questa edizione, soltanto quello di Gaudino ha ricevuto un riconoscimento, per altro indirettamente, grazie alla performance attoriale della Golino. Pronostici disattesi dunque per le pellicole “Made in Italy”.

Nella sezione Orizzonti la giuria guidata dal cineasta Jonathan Demme, regista di grandi pietre miliari del cinema, come Il silenzio degli Innocenti o Philadelphia, e in uscita con Dove eravamo rimasti, con Meryl Streep, presentato Fuori Concorso proprio durante il Festival, ha eletto vincitore Free In Deed di Jake Mahaffy; prendendo spunto da storie vere, il film esplora una contorta realtà dell’americana contemporanea in cui proliferano chiese, o pseudo tali, che guariscono dalla possessione del demonio, allontanando spiriti maligni. Una realtà dura da accettare, perchè fatta di cieca ignoranza.

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The Childhood of a Leader, di Brady Corbet, ha conquistato invece il Premio Venezia Opera Prima, intitolato come sempre a Luigi de Laurentiis, un film che segue la fanciullezza di un ragazzo americano, Prescott, (Tom Sweet) il cui padre (Liam Cunningham) lavora per il governo sulla creazione del Trattato di Versailles: siamo infatti nella Francia del 1918; la madre (Berenice Bejo), religiosissima, cerca di educare il figlio, con l’aiuto di un’insegnante di francese (Stacy Martin) e della governte (Yolande Moreau). La storia si dipana in tre episodi che seguono tre eventi significativi della vita ribelle ed egocentrica del piccolo protagonista; nel cast anche Robert Pattinson in un cameo tanto breve quanto importante sul finale del film. Corbet si è anche meritato il premio per la Miglior Regia Orizzonti. Miglior sceneggiatura è stata invece quella di Christian Vincent per L’hermine, mentre il Premio speciale della giuria è stato assegnato a Abluka di Emin Alper.

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A conclusione di queste due settimane viene proiettato Fuori Concorso Mr. Six (Lao Pao Er il titolo originale), del cinese Guan Hu: da giovane, Mr. Six (Xiaogang Feng) era un famigerato teppista pechinese, ma trent’anni dopo, nonostante abbia ormai un problema cardiaco, l’uomo è costretto a radunare la sua vecchia banda per recuperare il figlio Xiaobo (Li Yifeng), rapito da un gruppo di ragazzi ricchi che ha offeso. Un film dai sapori classici, la ricerca di un figlio in pericolo, il ritorno al passato, azione, e il rapporto tra tradizione e moderno, presente e passato che forse solo il popolo cinese riesce ad incarnare alla perfezione.

Si sono spente le luci sulla Mostra internazionale del cinema di Venezia 2015: un’edizione, questa, che, come negli anni passati, è stata costellata di gossip e grandi attori sul red carpet, ma anche un’edizione che in molti hanno considerato “povera” nel suo programma di pellicole proiettate; le polemiche si sono alzate anche riguardo ai premi assegnati, in particolare i due Leoni: l’idea che il presidente giudice messicano Cuaròn, fresco di Oscar tra l’altro, abbia indirizzato la giuria verso due film latinoamericani, ha sfiorato molti critici. Ma in fondo non sono i premi ad essere in primo piano, ma cineasti e nuovi possibili capolavori; l’appuntamento è per l’anno prossimo.


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