Cinema

Fight club di David Fincher (1998)

staff
6 maggio 2011


“Con l’insonnia nulla è reale, tutto è lontano, tutto è la copia di una copia di una copia…” .

 

Insonnia, abulia, inappetenza, distacco, alienazione, grigiore. La crisi di un uomo, la crisi di un sistema, quello post-capitalista, che illude chi ne fa parte della falsa unicità dei suoi prodotti di serie e della finta intimità che evocano. Un sé frammentato diviso raddoppiato annullato, che si fa uno nessuno e centomila.
“Fight club” è la storia di un uomo, del suo perdersi tra la folla e del suo riemergere; una figura metonimica e alienata di una sempre più vasta fetta di popolazione che viene anestetizzata dalla routine quotidiana, che perde di vista obbiettivi, sogni e perfino sé stessa. Il protagonista senza nome -eccellente interpretazione di Edward Norton- non vive, vaga. È inafferrabile e aereo come l’ombra di un fantasma che si muove in un limbo di asfalto e cemento, e che vive attraverso le persone che incontra.
Ma di cosa parla “Fight club”? Beh, se non sapete nulla della trama, allora meglio così, perché il film è una sequela di colpi di scena, e rivelare anche solo cosa c’è dopo i titoli di testa sarebbe uno spoiler. Tutto quello che c’è da sapere è che la storia è raccontata magistralmente, con trovate registiche brillanti che riprendono alcuni “scherzetti” presentati nel film.
Cult movie diretto da David Fincher, interpretato con grande abilità espressiva da Edward Norton, Brad Pitt ed Helena Bonham Carter, tratto dall’omonimo romanzo di Chuck Palahniuk, “Fight club” è un continuo pugno nello stomaco, un continuo tentativo (riuscito) di dare allo spettatore uno scossone dopo l’altro. Lento e adrenalinico, riflessivo e d’azione, divertente e amaro, è un film doppio fin dalla prima inquadratura, che procede come un costante accostamento degli opposti. Un climax crescente, coinvolgente ed appassionante, difficile da catalogare: un po’ film d’autore, un po’ action movie, con una narrazione non proprio lineare e una struttura a valanga che aumenta di velocità e peso man mano che si va avanti, “Fight club” è un valido esempio di cinema che intrattiene senza essere affatto superficiale.
Una riflessione sulla percezione e sulla realtà, su quello che vediamo e quello che crediamo di vedere, su quello che guardiamo distrattamente e su quello che non prendiamo in considerazione. Una sorta di labirinto mentale dove cerchiamo, perdiamo e ritroviamo il nostro io. “Fight club” non lascia certezze, ma solo domande. Una fra tutte: “Dov’è la mia mente?”.

 

Giustino De Blasio


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