Sport

Fioravanti e Testa: 18enni tra surf e boxe

Riccardo Signori
18 aprile 2016
Leonardo Fioravanti

Leonardo Fioravanti

Cosa hanno in comune surf e boxe? La voglia di lottare: contro le onde e contro i pugni. Eppoi? Dici Italia e vedi due diciottenni d’assalto. Sono facce nuove di un Paese che scopre il bello dello sport che fa nicchia. Leonardo Fioravanti, detto Leo, classe 1997 (8 dicembre) romano di stanza (ormai rara) a Cerveteri, capelli biondi, viso e sorriso abbrustolito da sole e vento,”The stallion” per gli amici che ne conoscono la vocazione alle numerose fidanzate sparse per il mondo.
Salito sulla tavola quando aveva quattro anni, Leo ora cavalca il suo tigrotto sulle onde e si diverte a battere i miti della specialità: uno per tutti, l’americano Kelly Slater, undici volte campione del mondo, che di anni ne ha più del doppio, sono 44. Leo è riuscito nell’impresa, definita storica dal mondo del surf, di superare il campione dei campioni alla World Surf League, a Margaret River in Australia. E, giusto per non farsi mancare niente, ha battuto anche Adriano de Sousa, attuale campione del mondo.
Leonardo scala (le classifiche) e vola con il surf sulle onde: come dire un mondo di discese ardite e risalite. E talvolta fa i conti con i rischi: sei mesi fermo per una operazione. Oltre un anno fa, uscì con la schiena distrutta, e un paio di vertebre spezzate, per aver sfiorato il tagliente reef delle Hawaii. Ci sono volute otto ore di riabilitazione al giorno, quattro viti e due placche per uscirne fuori. Ma ora è tornato sulle onde dei suoi combattimenti, cittadino del mondo forte delle cinque lingue parlate e pronto ad affrontare anche la maturità linguistica via online. In attesa di un sogno: il surf alle Olimpiadi. Appuntamento a Tokyo 2020, quando Leo avrà appena 23 anni e tutto sarà possibile.

Irma Testa

Irma Testa

Dal sogno alla realtà, ecco spuntare una diciottenne che rischia di rovinarsi i lineamenti. Non onde, ma pugni e un ring pieno di insidie, certo molto peggiore della maturità che andrà ad affrontare fra qualche mese. Irma Testa compirà 19 anni in dicembre e tira pugni da quando ne aveva 12: sarà la prima donna italiana a battersi alle Olimpiadi. La boxe femminile è stata ammessa dai Giochi di Londra 2012 e sta scalando i gradini della credibilità. Donne meglio degli uomini quando si mettono i guantoni? Talvolta sì.
Irma ci sa fare, si è cercata un soprannome impegnativo “butterfly” che ci riporta alle filastrocche di Muhammad Alì. Viene da Torre Annunziata e la Campania in questi ultimi decenni è diventata la vera patria della boxe italiana. Campionessa mondiale junior nei 51 kg nel 2013, campionessa mondiale youth nei 57 kg l’anno scorso, Irma andrà a Rio per combattere tra le ragazze dei 60 kg.(essendo solo tre le categorie ammesse). Non è facile salire così tanto di peso e mantenere le stesse qualità. Lei era uno scricciolo, ma ha testa dura. Si è irrobustita, è alta un metro e 73. Dice che gli uomini non hanno l’aggressività e la capacità di sopportare il dolore e la fatica “che abbiamo noi donne. Il futuro è nostro”. Concetti semplici, diretti ma molto chiari. Irma ama Charlie Chaplin e Frida Kahlo (“Una donna che ha combattuto il dolore nella vita”). Dal mitico Charlot ha preso in prestito un dogma esistenziale: “E bello abbracciare la vita e viverla con passione, perdere con classe e vincere osando. Perchè il mondo appartiene a chi osa”.
Ora dopo aver ottenuto il pass olimpico, combattendo in Turchia, non le resta che mettere in pratica: osare e guardare lassù verso il podio. Da grande vuol fare la poliziotta, ma non è escluso che diventi grande già ai Giochi di Rio. Alì e Charlot sono con lei.


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